Fu l’ultima carta di De Laurentiis per rimettere in sesto una stagione sventurata, quella del Napoli campione d’Italia partito maluccio con Garcia e che stava andando peggio con Mazzarri: Calzona fu preso per ridare un’impronta di gioco a una squadra smarrita e perché avendo lavorato con Sarri e Spalletti non partiva da zero ma ha finito con la media punti peggiore tra i tre. Oggi, a distanza di mesi, si racconta alla Gazzetta.
Rimpianti tanti, rimorsi nessuno: “Napoli è un momento del quale vado orgoglioso, nonostante i risultati non siano stati quelli che ci aspettavamo. Ho avuto una possibilità e sono grato a De Laurentiis. Quella squadra era forte, anche se non rappresentava più completamente lo scudetto: via Kim, poi via Elmas; Zielinski e Osimhen come se non li avessi mai avuti. Ma i problemi non erano in campo. Era spartita l’allegria della fantastica stagione di Spalletti. E poi non sarà un caso se in questa estate siano stati ceduti gran parte dei calciatori del mercato precedente”.
A consolarlo l’esperienza da ct della Slovacchia, con cui ha disputato anche i Mondiali: «Voglio fare bene con la Slovacchia, devo riconoscenza a questo Paese. Se dovesse arrivare in futuro qualche proposta, ne prenderò atto e la valuterò».
Sul Napoli di oggi dice: “Lobotka è un calciatore da cento milioni di euro: se non avesse perso un annetto o due, a quella valutazione sarebbe arrivato in anticipo. Perché Stanislav fa un altro sport, con la sua intelligenza sublime. Ho rivisto il Napoli contro la Fiorentina e ne sono rimasto colpito. Conte è stato bravo a calarsi nella natura di quel gruppo. Lo ha modellato seguendone le caratteristiche: il 4-3-3 non è un’ideologia di facciata, è il risultato di un progetto tecnico costruito con calciatori che hanno caratteristiche precise. Per Napoli-Juventus sarò al Maradona. Kvara? Non so cosa possa succedere, ma siamo al cospetto di un top player».
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