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Juventus, Maifredi rifiuta paragoni: Motta ha 30 campioni, io non li avevo

Farà la fine di Maifredi, sentenziò qualche scettico a inizio stagione dopo la notizia dell’arrivo di Thiago Motta alla Juventus. Ha fatto la fine di Maifredi, dicono in tanti ora che tre obiettivi sono già sfumati (Supercoppa, Champions e coppa Italia). Se passi alla Juve dal Bologna dopo aver incantato col calcio spettacolo il paragone è inevitabile ma Gigi Maifredi non ci sta come spiega al Corriere dello sport.

Il destino di Motta appeso a un filo

Ora a Thiago Motta potrebbe non bastare neanche l’ultimo obiettivo rimasto, il quarto posto utile per la Champions, per rimanere in sella. Dipenderà tutto da come giocherà la squadra da qui alla fine. Altre prestazioni vergognose come quella con l’Empoli non saranno perdonate e a pagare sarebbe il tecnico. La sua avventura alla Juve potrebbe durare un solo anno, come accadde con Maifredi.

Maifredi non ci sta

Parlando a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport, Maifredi dice: “Da mesi vengo associato addirittura a Motta, ma cosa c’entro io con Motta? Io avevo quattordici giocatori e due stranieri, anziché tre. Nelle prime venti partite eravamo primi o secondi, la situazione precipitò a febbraio, a Genova con la Samp, dove nel primo tempo avevamo giocato un calcio eccezionale”.

Gli errori di Motta

Il tecnico bresciano ricorda episodi arbitrali dubbi, racconta del suo addio («Cercatevi un altro, le mie parole esatte. Io sono di Lograto, non ho un quoziente d’intelligenza altissimo, feci uno sbaglio. Ma Motta…») e spiega perchè con Motta è diverso: «Ha trenta giocatori, uno più bravo dell’altro, ha sbagliato a voler portare a Torino il calcio che aveva mostrato a Bologna. Dove aveva Aebischer, Freuler e Ferguson, un centrocampo di altissimo livello intellettuale e molto ricettivo. Gli interscambi con quei tre venivano naturali. Locatelli è un ottimo giocatore, Koopmeiners io lo amo, ma è un pesce fuor d’acqua. Thiago avrebbe dovuto sposare una strada nuova anche perché gli sono cambiati addosso gli obiettivi e le aspettative».

«La prospettiva di allenarla ti fa perdere il senso della realtà e dell’orientamento. Venivo da una serie infinita di vittorie e non avevo messo nel giusto conto le difficoltà che avrei incontrato. Non escludo che lo stesso sia successo a Motta, anche se lui, a differenza mia, il grande calcio l’ha conosciuto da giocatore a diciotto anni». 

Fabrizio Piccolo

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