Nesta a Sky Sport: “Italia più forte ma decisiva la testa”. Analisi su Bosnia, Gattuso e Bastoni verso il Mondiale.
Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, Alessandro Nesta ha seguito da vicino la vittoria dell’Italia contro l’Irlanda del Nord, analizzando con lucidità una prestazione che va oltre il risultato. Le sue parole si muovono tra fiducia e realismo, senza giri inutili: “Se i valori escono fuori, non c’è partita con nessuna delle Nazionali impegnate nel playoff”. Ma non basta dirlo. Perché il punto, oggi, è un altro.

Il primo tempo dell’Italia ha lasciato qualche segnale. Nesta lo dice chiaramente: “Mi sono preoccupato anche io nel primo tempo”. Non è un giudizio tecnico, ma una lettura più profonda. La squadra ha giocato contratta, meno fluida, come se avesse qualcosa da togliersi di dosso.
Il motivo, secondo l’ex difensore, è legato alla pressione. “Il problema è la pressione che ti mette la maglia dell’Italia, che è superiore rispetto a quella di Bosnia o Irlanda del Nord”. Una differenza che si vede soprattutto nelle partite che pesano.
La gestione della gara, almeno nei primi 45 minuti, nasce proprio da lì: “La gestione del primo tempo è stata il frutto della tensione”. Poi, con il passare dei minuti, qualcosa si è sciolto. Ma il segnale resta e non può essere ignorato.
Guardando avanti, Nesta non abbassa il livello di attenzione. “Bisogna essere consapevoli che ancora è dura, anzi che in Bosnia sarà ancora più dura”. E aggiunge un dettaglio che conta: “Ci aspetta un ambiente caldissimo, con un’avversaria che ha valori superiori rispetto all’Irlanda”. Tradotto: servirà qualcosa in più, soprattutto nella testa.
Tra una battuta e l’altra, emerge anche un retroscena leggero ma significativo: “Io e Zambrotta siamo dei cecchini. Eravamo a Wembley quando abbiamo vinto l’Europeo e c’eravamo anche ieri sera a Bergamo”. Sul prossimo impegno, però, chiude con ironia: “Io non posso andare, chiamate Zambrotta però”.
“Non è un’impresa tecnica”: la qualificazione Mondiale passa attraverso una sfida mentale
Il discorso si sposta poi sul tema centrale: la qualificazione al Mondiale. E qui Nesta è diretto, quasi brutale nella semplicità. “Queste sono partite di nervi”. Non serve aggiungere molto.
Il rischio di restare fuori è diventato un pensiero concreto: “Il tarlo che non andiamo a fare il Mondiale è entrato ormai nel nostro cervello”. E quando succede, cambia tutto. Le giocate, le scelte, perfino la gestione dei momenti.
Da qui la sua chiave di lettura: “Qualificarci non rappresenta un’impresa tecnica, perché noi siamo più forti degli altri, ma si gioca tutto sui nervi”. È una frase che torna, quasi a volerla fissare. Perché è lì che si decide.
Nesta allarga poi il discorso al contesto generale: “Oggi il calcio italiano ha bisogno più che mai della Nazionale”. E non solo a livello collettivo. Anche per i singoli: “Fare bene un Mondiale, da calciatore, ti cambia vita e carriera”.
Dentro questo scenario, il ruolo dell’allenatore diventa inevitabilmente centrale. Parlando di Gattuso, Nesta non si limita all’aspetto tecnico: “Lui ci sta male, si sente responsabile di questa situazione”. E aggiunge: “Nel primo tempo l’ho visto in tensione, ha un senso di responsabilità davvero troppo grande”. Un dettaglio che pesa, perché certe partite si vivono anche dalla panchina.
Nesta assolve Bastoni, tra polemiche e campo: “La morale non la farò mai”
Infine, un passaggio su Bastoni. Anche qui, Nesta parte dal campo ma allarga subito lo sguardo. “Da centrale sfrutta meno le sue caratteristiche offensive”, spiega. Ma non è questo il punto principale.
Il focus è sulle critiche ricevute e sulla risposta del giocatore: “Gli hanno rotto un sacco le scatole per la simulazione e ieri, pur non essendo al meglio, è tornato facendo una grande partita”. Una risposta concreta, senza parole inutili.
Interessante anche il suo approccio al tema della simulazione. Nessun moralismo: “Io sono passato sempre per giocatore corretto, ma anche io ho simulato tantissime volte”. E la conclusione è coerente: “La morale a Bastoni non la farò mai, per me è super”.
Un giudizio netto, che chiude il cerchio. Come tutto il suo intervento: pochi concetti, chiari, ripetuti il giusto. L’Italia ha qualità, ma deve liberarsi. Perché, come dice Nesta, “si gioca tutto sui nervi”.





