Un atleta israeliano avrebbe mentito sulle proprie condizioni per far gareggiare la riserva Ward Fawarseh: squadra di bob squalificata.
C’è una linea sottile, nello sport olimpico, che separa il desiderio di scrivere una storia dalla necessità di rispettare le regole. La squadra israeliana di bob l’ha oltrepassata. E il risultato è stato netto: ritiro immediato e squalifica.

La notizia è arrivata nella mattinata, riportata dal The Times of Israel e confermata dal Comitato Olimpico israeliano. Uno degli atleti avrebbe dichiarato il falso sulle proprie condizioni di salute per consentire l’ingresso in gara della riserva, Ward Fawarseh. Una scelta che, nelle intenzioni del gruppo, avrebbe dovuto dare spazio a un compagno. Nei fatti, ha portato all’esclusione dell’intera squadra.
Dopo le prime due manche del bob a 4 maschile, Israele occupava l’ultimo posto con il quartetto formato da AJ Edelman, Menachem Chen, Uri Zisman e Omer Katz. Per le ultime due discese era prevista una modifica: fuori Zisman, dentro Fawarseh. Sarebbe diventato il primo atleta druso israeliano a competere ai Giochi in questa disciplina. Ma il regolamento è chiaro: la sostituzione è consentita solo in caso di infortunio o malattia.
Il Comitato Olimpico israeliano ha spiegato che Zisman, “incoraggiato dai compagni”, ha dichiarato di non sentirsi bene, si è sottoposto a visita medica e ha firmato una dichiarazione giurata per ottenere l’autorizzazione al cambio. Successivamente avrebbe ammesso al capo delegazione di aver agito in modo improprio. A quel punto la richiesta è stata ritirata e la squadra squalificata.
Israele, il confine tra gesto simbolico e violazione del regolamento
In un post su Instagram, Edelman ha provato a chiarire lo spirito della decisione: vista la posizione in classifica, “era più importante per noi che la nostra riserva avesse l’opportunità di competere alle Olimpiadi”. Parole che raccontano un’intenzione, ma che non cancellano il dato oggettivo: senza un reale problema fisico, il cambio non era consentito.
Il punto non è romantico, è normativo. Le competizioni olimpiche si reggono su un equilibrio fragile, fatto di regole condivise e applicate in modo uniforme. Alterare quel meccanismo, anche con finalità considerate nobili, significa metterne in discussione la credibilità. È su questo terreno che il Comitato ha scelto la linea dura.
Come se non bastasse, la giornata era stata già segnata da una polemica mediatica. Durante la diretta su Rai2 della gara, un fuorionda aveva fatto discutere: “Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano”, si è sentito prima dell’inizio della telecronaca. Una frase rimasta sospesa, seguita da un “no perché” sfumato pochi istanti dopo. Un episodio distinto dalla vicenda sportiva, ma che ha contribuito ad alimentare tensioni e attenzione attorno alla squadra.





