La calma con cui ha affrontato la conferenza stampa di vigilia è la spia dell’ottimismo di Conte. Il tecnico azzurro fiuta per tempo i pericoli e a volte sorprende con sfuriate e messaggi inattesi che hanno sempre un loro perchè. Ieri è rimasto sereno, ha risposto a ogni domanda senza fare polemiche e concedendosi anche qualche sorriso, come quando gli hanno parlato di febbraio come mese più duro e lui ha risposto: “Macchè, agosto è stato quello veramente duro”.
La sfida all’Inter neo-capolista non lo spaventa, nonostante le pesantissime assenze di Anguissa e Neres. Due i motivi: intanto è consapevole che il suo Napoli sta già andando al di là delle aspettative e che non gli si può chiedere di più pertanto non ha nulla da perdere contro i campioni d’Italia, poi però c’è l’altro aspetto. Queste sono le “sue” partite, gli scontri diretti all’ultimo sangue e all’ultimo pallone, quelle in cui motivazioni, rabbia, fame e testa possono prevalere sulla tecnica e la qualità.
In settimana Conte ha battuto su questo con la squadra, ha martellato tutti i giocatori convincendoli che l’impresa è possibile e ora aspetta di vivere la sua notte di rivincita con quell’Inter con cui, scudetto a parte, non si è lasciato bene.
Napoli-Inter è iniziata comunque in anticipo di quasi 24 ore. Ovvero poco dopo le 19.30 di ieri quando il pullman nerazzurro è stato scortato da un imponente servizio d’ordine della polizia che ha accompagnato la compagine di Inzaghi presso la sede del ritiro in Corso Vittorio Emanuele.
Ad accoglierli tanti tifosi del Napoli che hanno preso di mira i nerazzurri. Il più bersagliato è stato Lautaro Martinez, nel mirino dopo il caso-bestemmie. L’argentino era seduto davanti a tutti, praticamente a fianco l’autista, ed è rimasto a braccia conserte e sguardo accigliato, quasi come a sfidare i tifosi napoletani. Non si è voluto nascondere e in maniera volontaria ha occupato una posizione sul pullman diversa dal resto dei compagni di squadra.
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