“Sono andato al Milan perché c’era stato il famoso screzio con Allegri. Io volevo comunque rimanere vicino a casa per le note vicende che c’erano state di mio figlio. Non me la sentivo di andare all’estero perché quando cambi è sempre un punto interrogativo”. Così Leonardo Bonucci, ospite domenica sera a Sky Calcio Club, raccontando la sua esperienza in rossonero, tra il 2017 e il 2018.
“Sono andato al Milan perché comunque stava iniziando un nuovo ciclo. Con tanti acquisti: 12 ne fecero Mirabelli e Fassone. E poi a fine anno, quando è saltato tutto il banco, mi dissero ‘qua non c’è più posto per te’. Allora ho detto se io devo andar via, uscire da questo ciclo qua, voglio tornare alla Juventus. Si sono incastrate queste dinamiche, ma la scelta è stata perché comunque si era creata all’interno, tra me l’allenatore e la società, un’energia che non fluiva più come doveva fluire e chi poteva spezzarla potevo essere solo”, ha proseguito.
“Allegri aveva rinnovato dopo la finale di Champions. La società è una e decide e quindi in quel caso eravamo tutti d’accordo che le strade non potevano proseguire perché sarebbe stato non un male però comunque sarebbe stato difficile rimettere tutto a posto senza allontanarsi. Quando ci siamo riavvicinati si stava meglio che prima”.
Alla domanda se era mai stato contatto da Pep Guardiola ha così risposto: “Sia nel 2016 che nel 2017, quando sono andato al Milan. Ovviamente nel 2016 non si è concretizzato per un motivo: perché la Juve non mi avrebbe venduto mai e io stavo bene in quel momento alla Juve. Nel 2017 Montella, Mirabelli mi avevano chiamato e mi avevano detto ‘Devi venire qua, diventerai capitano della squadra’”. Non volevo andare fuori dall’Italia”.
Infine un parere anche su Antonio Conte: “”E’ meticoloso, è puntiglioso, mi sono trovato a parlare con lui diverse volte. Lui cerca sempre la soluzione per vincere. Adesso si è accorto che il calcio è cambiato e che non poteva più adattare il suo modo di vedere il gioco. Vediamo infatti un Napoli completamente diverso ma che ha la sua identità e le sue caratteristiche ben precise. Convincere i giocatori delle sue idee è la cosa più importante che Conte ha fatto in tutte le squadre che ha allenato e l’ha fatto sempre in fretta. Questo succede perché lui ti entra dentro, entra nell’anima dei giocatori e trova sempre la chiave giusta”.
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