Iván Luis Zamorano è tornato in Spagna per restarci. Dopo quasi 30 anni da quando ha lasciato il nostro Paese da giocatore, il cileno torna come commentatore per Movistar e come nuovo membro del cast degli ambasciatori della Liga. Due anni al Siviglia e, soprattutto, quattro al Real Madrid hanno lasciato il segno nei tifosi (“La gente per strada mi ricorda ancora la mia eredità, i miei gol!”) e l’ex bomber dell’Inter si confessa ad As.
Zamorano crede che anche nel calcio di oggi avrebbe potuto dire la sua: “Sono sempre stato dotato fisicamente, quindi oggi sarei un calciatore molto migliore e non so quanto costerei perché non esistono più centravanti come me. La gente non mi ricorda solo per i miei gol, ma per quello che ero un guerriero, che non mollava mai un pallone e lasciava la mia anima in campo. Mi piacerebbe giocare in questo periodo. La figura del nove puro è estinta. È vero che ci sono attaccanti come Haaland, Lewandowski, Lukaku, Osimhen o Sorloth che sembrano quel tipo, ma si comportano diversamente rispetto agli attaccanti di prima. L’ultimo di quella stirpe potrebbe essere Falcao, che quest’anno è andato al Millonarios”
Capitolo razzismo, Zamorano ricorda: “Mi gridavano: “Iván Zamorano, sei uno zingaro”… Capisco Vinicius. Adesso c’è molta più consapevolezza su questo tema, ma quando giocavo lo vivevamo come una cosa normale. Ancelotti? Lo trovo straordinario, non solo come allenatore, ma come persona. Ha una grande intelligenza, esaltata dal carattere e dall’esperienza di saper gestire uno spogliatoio complicato come quello del Real Madrid. In più voglio elogiare la figura del figlio Davide, a cui mi sembra non sia stata data la valorizzazione che merita e che è molto importante nella gestione della squadra”
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