Diritto e obbligo di riscatto: come funzionano i prestiti nel calcio ?

Ogni sessione di calciomercato porta con sé una formula che ricorre decine di volte nei comunicati ufficiali: “a titolo temporaneo con diritto di riscatto”. Dietro queste parole c’è una delle scelte più delicate per un club, perché stabilisce se un giocatore resterà davvero o tornerà alla base dopo pochi mesi. Conoscere la differenza tra diritto e obbligo di riscatto permette di leggere le trattative con occhi diversi. Le clausole che accompagnano un prestito rivelano infatti le reali intenzioni delle società e la fiducia riposta nel calciatore.

Cos’è un prestito nel calcio

Nel linguaggio dei regolamenti il prestito si chiama trasferimento a titolo temporaneo: il club che riceve il giocatore ne utilizza le prestazioni sportive per un periodo stabilito, mentre il cartellino resta di proprietà della società cedente. La forma più semplice è il prestito secco, che si chiude con il rientro automatico del calciatore alla scadenza.

Sul piano economico si distingue poi tra prestito gratuito e prestito oneroso, in cui il club ricevente versa un corrispettivo per assicurarsi il giocatore. A questo si aggiunge l’ingaggio, sostenuto in tutto o in parte a seconda degli accordi. Proprio perché il cartellino non cambia proprietario, il prestito consente a chi cede di valorizzare un calciatore poco impiegato e a chi riceve di rinforzarsi senza affrontare subito il costo di un acquisto.

Tre formule per lo stesso giocatore: il caso Kolo Muani

Per capire quanto queste soluzioni possano cambiare anche per lo stesso calciatore basta seguire la carriera recente di Randal Kolo Muani. Nel gennaio 2025 l’attaccante è arrivato alla Juventus dal Paris Saint-Germain con un prestito secco fino a giugno, con l’ingaggio interamente a carico dei bianconeri, e ha chiuso l’esperienza con 10 gol in 22 presenze. La stagione successiva è passato al Tottenham con un prestito oneroso da circa 5 milioni, senza diritto né obbligo di riscatto. Nell’estate 2026 la trattativa per il ritorno a Torino era partita da un prestito con riscatto legato alla qualificazione europea, per poi chiudersi con un acquisto a titolo definitivo da 38 milioni pagabili in quattro esercizi, oltre a oneri accessori e bonus. Chiuso rinunciando a una formula più prudente, il suo ritorno è diventato così uno dei colpi di mercato della Juventus su cui costruire le ambizioni del club, rendendo esplicita la fiducia nel giocatore.

Le formule del prestito con diritto o obbligo di riscatto

Quando il prestito non è secco, l’accordo fissa già il prezzo per rendere definitivo il trasferimento. La vera differenza tra le varie formule sta in chi ha l’ultima parola e in quali circostanze può esercitarla.

Il diritto di riscatto

Con il diritto di riscatto il club ricevente ottiene un’opzione: al termine del prestito può acquistare il giocatore alla cifra concordata alla firma, oppure rinunciare e restituirlo. È la formula più flessibile, perché trasforma la stagione in prestito in un periodo di valutazione sul campo. Se il calciatore convince, il riscatto viene esercitato; se delude, la società non sostiene altri costi oltre a quelli già affrontati. Per il club cedente il rischio è opposto: il prezzo resta bloccato anche se il giocatore esplode, e l’eventuale crescita di valore finisce per avvantaggiare chi lo ha preso in prestito. Non a caso, nelle trattative, la cifra del riscatto è spesso il punto più discusso.

L’obbligo di riscatto

L’obbligo di riscatto elimina ogni margine di scelta: alla scadenza il trasferimento diventa definitivo e il club ricevente deve versare la cifra pattuita. Nella sostanza è un acquisto con pagamento differito, che permette di avere subito il giocatore rimandando l’esborso principale. A chi vende garantisce la certezza della cessione, a chi compra concede più tempo per organizzare le proprie risorse. Proprio perché l’esito è già scritto, questa formula presuppone una convinzione solida sul calciatore. Se l’inserimento non funziona, infatti, non esiste alcuna via d’uscita contrattuale, e il giocatore resta a carico del nuovo club con tutto il peso del suo costo.

Quando il diritto diventa obbligo

Tra le due soluzioni si colloca quella oggi più diffusa, il diritto che si trasforma in obbligo al verificarsi di determinate condizioni. Possono essere obiettivi di squadra, come la salvezza o la qualificazione a una coppa europea, oppure individuali, legati a presenze e gol. A volte la condizione è quasi simbolica: l’accordo che nel 2020 portò Matteo Darmian dal Parma all’Inter prevedeva il riscatto al primo punto conquistato dai nerazzurri dopo il 1° febbraio 2021. Clausole così semplici da soddisfare equivalgono di fatto a un obbligo, ma sul piano formale restano condizionate, e questa sfumatura pesa molto sui conti.

Formula Chi decide Esito a fine prestito Quando si usa
Prestito secco Nessuno, il rientro è automatico Il giocatore torna al club cedente Per dare minuti a un calciatore poco impiegato
Diritto di riscatto Il club ricevente Acquisto facoltativo a prezzo prefissato Quando serve un periodo di prova
Obbligo di riscatto Già stabilito alla firma Acquisto definitivo Per dilazionare un acquisto già deciso
Obbligo condizionato Il raggiungimento degli obiettivi Acquisto se le condizioni si verificano Per legare il costo ai risultati

Perché le formule condizionate piacciono ai bilanci

Dietro la scelta di un obbligo condizionato al posto di un acquisto immediato c’è quasi sempre una ragione contabile. Durante il prestito il club ricevente registra soltanto l’ingaggio e l’eventuale costo del prestito, mentre l’ammortamento del cartellino, cioè la quota annua del prezzo distribuita sugli anni di contratto, parte con l’acquisizione definitiva. Rinviare quel momento alleggerisce i conti di una stagione, ed è proprio il peso che la Juventus ha accettato subito scegliendo il definitivo per Kolo Muani. Con un obbligo puro il vantaggio si riduce, perché chi compra iscrive generalmente il costo subito a bilancio, mentre chi vende attende che il riscatto scatti prima di registrare la plusvalenza. Quando le condizioni sono quasi certe, però, la sostanza prevale sulla forma. Nel comunicare la cessione di Weah al Marsiglia, in prestito oneroso con obbligo di riscatto condizionato a 14,4 milioni, la Juventus ha precisato che l’alta probabilità del riscatto rendeva l’operazione assimilabile a una cessione definitiva già nell’esercizio in corso.

Controriscatto e recompra: le clausole di chi cede

Il club cedente non è sempre costretto a subire le decisioni altrui. Con il controriscatto può riacquistare il giocatore subito dopo che l’altra società lo ha riscattato, pagando una cifra concordata in anticipo e di solito leggermente superiore. È accaduto con Lorenzo Colombo, riscattato dal Lecce e riportato al Milan nel 2023, e con Aleksandar Stankovic, riscattato dal Lucerna e riacquistato dall’Inter nell’estate 2025. La recompra funziona in modo simile, ma accompagna di norma una cessione definitiva: il venditore si riserva la possibilità di riprendersi il calciatore entro una scadenza e a un prezzo stabiliti. In entrambi i casi l’obiettivo è cedere un talento in crescita senza perderne il controllo.

I limiti FIFA ai prestiti internazionali

Dal 1° luglio 2022 la FIFA applica un regolamento pensato per frenare l’accumulo di calciatori in prestito da parte dei club più ricchi. Le regole sui prestiti internazionali prevedono:

  • un accordo scritto che definisca durata e condizioni economiche;
  • una durata minima pari all’intervallo tra due finestre di mercato e una durata massima di un anno;
  • il divieto di girare in prestito a un terzo club un giocatore già in prestito;
  • un massimo di tre calciatori in prestito tra gli stessi due club;
  • un tetto complessivo, a regime dal 1° luglio 2024, di sei giocatori in entrata e sei in uscita.

Restano esclusi dal conteggio i calciatori di 21 anni o meno cresciuti nel club, mentre alle federazioni nazionali sono stati concessi tre anni per adeguare le regole sui prestiti interni.

Tre formule per lo stesso giocatore: il caso Kolo Muani

La carriera recente di Randal Kolo Muani mostra quanto queste formule possano cambiare anche per lo stesso calciatore. Nel gennaio 2025 l’attaccante è arrivato alla Juventus dal Paris Saint-Germain con un prestito secco fino a giugno, con l’ingaggio interamente a carico dei bianconeri, e ha chiuso l’esperienza con 10 gol in 22 presenze. La stagione successiva è passato al Tottenham con un prestito oneroso da circa 5 milioni, senza diritto né obbligo di riscatto. Nell’estate 2026 la trattativa per il ritorno a Torino era partita da un prestito con riscatto legato alla qualificazione europea. Si è poi chiusa con un acquisto a titolo definitivo da 38 milioni pagabili in quattro esercizi, oltre a oneri accessori e bonus. Scegliendo il definitivo, la Juventus ha fatto partire subito l’ammortamento del cartellino, accettando proprio quel peso sui conti che le formule condizionate permettono di rinviare.