La Catania del calcio piange Orazio Russo, bandiera indiscussa dei rossazzurri scomparso a 52 anni dopo una lunga battaglia.
La notizia della scomparsa di Orazio Russo ha scosso profondamente tutto il mondo del calcio siciliano e, in particolare, la città etnea. A 52 anni il nome che per decenni ha rappresentato l’identità stessa del Calcio Catania non è più tra noi: la lunga battaglia contro una leucemia si è conclusa, lasciando dietro di sé un vuoto di affetto e di memoria che pochi protagonisti del pallone hanno saputo costruire.

Non si tratta solo dell’annuncio della morte di un ex calciatore o dirigente: si tratta del ricordo di un uomo che ha incarnato la passione, la fedeltà e l’appartenenza ai colori rossazzurri in modo profondo e totale. Nato a Misterbianco il 6 ottobre 1973 e cresciuto nel quartiere di Barriera del Bosco, Russo è diventato presto il simbolo di tutta una tifoseria. Il suo nome, nelle ultime ore, è stato accompagnato da messaggi di cordoglio, ricordi e immagini che travalicano il semplice linguaggio calcistico per parlare di un legame umano tra città, squadra e uomo.
La sua storia nel Catania è unica: è stato l’unico giocatore nella storia del club a indossare la maglia rossazzurra in quattro periodi diversi e in tutte le categorie professionistiche, dalla Serie C2 fino alla Serie A. Un primato di appartenenza – prima che di numeri – che lo ha reso un punto di riferimento insostituibile per tifosi e compagni.
Orazio Russo e Catania, un rapporto che andava oltre il campo
La carriera di Orazio Russo non è stata fatta soltanto di partite e statistiche. Il suo esordio in Serie A arrivò con la maglia del Lecce nell’agosto del 1993, fronteggiando campioni di livello assoluto come Paolo Maldini. Ma il richiamo di Catania è sempre stato più forte di tutto: per lui il ritorno in rossazzurro ha significato casa, identità, storia.
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Russo non ha voluto abbandonare il suo mondo. Ha continuato a lavorare nel club che lo aveva cresciuto, ricoprendo ruoli di responsabilità nel settore giovanile, come team manager, vice allenatore e, nella stagione 2022/23, responsabile del settore giovanile. In ciascuna di queste esperienze ha trasmesso la sua professionalità, la sua passione e soprattutto una visione del calcio legata alla crescita umana dei ragazzi, non solo tecnica.
È difficile raccontare cosa rappresentasse Russo per Catania senza parlare della sua umanità. Per i tifosi non era solamente un simbolo da ricordare nei libri o negli elenchi statistici: era la testimonianza di un attaccamento alle radici che molti sognano ma pochi riescono davvero ad incarnare. Nei messaggi di cordoglio sta emergendo una costante: non si piange solo un ex calciatore, ma un compagno di vita di tanti momenti vissuti insieme sulle gradinate, sotto la pioggia o nella calura di una giornata di campionato.
Il lutto di Catania arriva in un periodo delicato per il club, con la squadra in lotta per il ritorno in serie B ma è reduce da due battute d’arresto che hanno portato il Benevento ad allungare in vetta alla classifica. Eppure, la figura di Russo rimane una delle poche certezze in un calcio che spesso dimentica uomo e territorio per inseguire effimere logiche di mercato. La sua assenza lascia domande: chi sarà in grado di trasmettere ai nuovi talenti lo stesso senso di appartenenza? Chi potrà incarnare la stessa tenacia che Russo ha sempre mostrato dentro e fuori dal campo?
Una cosa però è certa: Orazio Russo non sarà dimenticato. Vivrà nelle memorie dei tifosi, nei cori sotto la curva, negli aneddoti raccontati ai figli e nei momenti salienti di chi ha avuto la fortuna di conoscere il calcio vero. Perché certe storie non finiscono con un cartellino giallo o con un risultato; continuano a vivere finché c’è qualcuno disposto a raccontarle.





