Il Milan affronta il Feyenoord nel primo atto dei sedicesimi di finale di Uefa Champions League. Tra i tanti temi messi sul piatto d’argento, c’è sicuramente il ritorno di Santiago Gimenez a Rotterdam, città nella quale si è consacrato e affermato con la maglia biancorossa. Il centravanti messicano (pur essendo nato a Buenos Aires) ha parlato ai microfoni di Prime Video, presentando così il match da ex.
Il Bebote non vedeva l’ora di approdare in rossonero, decisiva, infatti, è stata la volontà del centravanti messicano nella finestra invernale. “ll Milan era quell’amore che avevo fin da bambino. Avevo il sogno di giocare qui. Sono cresciuto guardando un Milan che vinceva tutto, quello di Pirlo, Gattuso, Maldini, Nesta…Io ero piccolo e quella squadra mi aveva incantato, non volevo mai togliermi quella maglietta. Ho tantissime foto da bambino con quella maglia addosso, oggi si realizza questo sogno”. Su come affronterà la partita contro il suo passato Feyenoord, Gimenez non ha dubbi. “La vivrò in maniera molto intensa e emozionata. Sono un giocatore che mette i sentimenti davanti a tutti e oggi non farà eccezione. Se dovessi segnare non esulterò perché è una squadra che rispetto molto e mi ha dato tantissimo”.
Sul legame con suo papà, Gimenez risponde in questo modo. “È come un fratello, come un amico. Ovviamente la persona che ascolto sempre e da cui mi lascio guidare, ma ci comportiamo come grandi amici. Mi ha aiutato molto dandomi consigli, guardando le mia partite e dicendomi quello che facevo bene o male…Soprattutto quello che facevo male. Dall’altra parte, poi, c’era mia madre che mi ha sempre accompagnato e sostenuto in questo percorso”. Quindi l’origine del soprannome Bebote. “Fin da quando ero piccolo, i miei genitori mi chiamavano bebote perché da bambino ero un “piccolo gigante”. Anche a pochi anni, ero grande fisicamente. Poi, questo soprannome è diventato virale in tutto il mondo”.
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