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Milan, Ordine trova il peccato originale di Conceicao

Neanche l’Europa ha ridato il sorriso al Milan più altalenante e sgangherato degli ultimi anni: la sconfitta di Zagabria, contro una Dinamo sulla carta nettamente inferiore, obbliga i rossoneri a passare per i playoff per sperare negli ottavi e lascia ulteriori macerie su uno scenario già preoccupante di suo.

Ordine non accetta alibi

Cruda l’analisi di Franco Ordine. Per la firma de il Giornale non ci sono scuse, non ci sono spiegazioni particolari, non ci sono alibi da esibire. Nel suo editoriale per Milannews dice chiaramente che quello di ieri sera a Zagabria è il manifesto sciagurato milanista di questa stagione che si trascina dietro errore dopo errore, dalla scelta del primo e del secondo allenatore, correzione dopo correzione, e scelte di fondo sbagliate dopo scelte sbagliate (calcio-mercato).

Le colpe di Conceicao

Scrive Ordine: “Come si può spiegare lo strafalcione commesso da Matteo Gabbia che pasticcia su una palla innocua e regala il primo gol all’innocua Dinamo? Solo e soltanto con una elementare osservazione: perché c’è in lui e nel resto della squadra, specie nel primo tempo, una pressione tale capace di schiacciare chiunque e indurre a un errore così maldestro e inspiegabile anche un ragazzo serio e attento come Gabbia. Come si può spiegare l’altro harakiri di Musah che compie due falli, inutili, in dieci minuti guadagnandosi il rosso inevitabile? C’è una sola risposta al quesito: la fragilità nervosa di un gruppo impreparato ad affrontare snodi di questo tipo che reagisce in modo scomposto e nervoso fin dai primi minuti (la protesta di Pulisic il primo segnale).

A questo punto bisogna chiedersi con grande realismo cosa ha dato Sergio Conceiçao a questo Milan nei pochi giorni a disposizione, con pochissimi allenamenti (una decina in tutto)? A giudicare dai fatti messi in fila bisogna partire dalla serie di rimonte dopo alcuni incipit disastrosi e la Supercoppa di Riad che non può finire nel dimenticatoio. Con il surplus di nervosismo, trasmesso anche dai suoi atteggiamenti, che non sempre è un buon alleato nel guarire un gruppo di giovani rimasti senza un leader”. 
 

Fabrizio Piccolo

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