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Mazzarri: l’Inter può battere il Psg, falso che Inzaghi sia difensivista

Di lui i tifosi non hanno un bel ricordo ma per Walter Mazzarri gli anni all’Inter sono stati importanti e positivi, nonostante la sua gestione non abbia portato risultati importanti. Il tecnico livornese, intervistato da Marca, si sofferma sulla finale di Champions di sabato con il Psg e apre il libro dei ricordi.

Per Mazzarri l’Inter se la gioca alla pari

Dice Mazzarri: Non mi piace fare previsioni. Vedo una finale equilibrata, tutto può succedere. Secondo me l’Inter cercherà di attaccare per mettere in difficoltà il PSG e di non concedere troppo perché ha giocatori importanti a livello individuale. Devono cercare di imporre il loro gioco, restare il più possibile nella metà campo avversaria per riconquistare palla e stare attenti alle transizioni. Inzaghi è un allenatore moderno, giovane, una persona formidabile. Parla come un gentiluomo. Lo conosco bene e si merita tutto quello che sta ricevendo. Ha raggiunto un livello molto alto. Non so se allenerà in Arabia Saudita o no, ma penso che per un allenatore come lui lo stipendio sia importante, ma lo è anche il prestigio”.

I nerazzurri non sono difensivisti per Mazzarri

L’Inter si è guadagnata la reputazione di squadra difensiva dopo aver subito un solo gol nelle prime nove partite di Champions League: “Non è vero che l’Inter è una squadra difensiva, per niente. Gioca un calcio splendido, brillante… È vero che quando compete in Europa, contro rivali dello stesso livello o superiori, non può pensare di dominare la partita per tutti i 90 minuti. Per ogni cosa c’è un momento: per attaccare e per soffrire. Subire pochi gol non significa stare sulla difensiva: si può attaccare molto e recuperare velocemente la palla nella metà campo avversaria… L’Inter è una squadra equilibrata che sa quello che vuole. Ecco come è diventata una delle migliori squadre d’Europa. È una squadra moderna che gioca molto bene”.

Mazzarri: all’Inter feci miracoli

Poi i ricordi del suo periodo all’Inter: “Era un’Inter completamente diversa, con difficoltà economiche. Siamo arrivati ​​quinti, sì, ma vorrei ricordare che Moratti è stato il presidente che mi ha scelto e, fino al momento in cui ha venduto la società, siamo stati secondi. Da quel momento in poi, i giocatori , vedendo di avere una nuova proprietà, cambiarono atteggiamento. È stato un miracolo arrivare quinti. L’Inter è arrivata dal nono posto e dopo di me è arrivato un altro allenatore importante (Mancini) che è arrivato ottavo. Insisto, è stata una stagione molto positiva, considerata la situazione della squadra in quel momento”.

Fabrizio Piccolo

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