Quando lo chiamò Ausilio stava giocando a padel, dovette fare la borsa in fretta e furia e si presentò a Milano con due scarpe sinistre, oggi è un punto fermo dell’Inter, studia il sassofono sognando di suonare la musica tradizionale del Suriname, il Paese di cui è originaria la madre e ama cucinare spaghetti aglio, olio e tonno. Dumfries si confessa a La Repubblica e ricorda gli inizi difficili per far dimenticare Hakimi.
Dice l’olandese: «Achraf è fortissimo, ma non sentivo la pressione. Credo in me stesso e Inzaghi mi ha dato fiducia. Mi ha aiutato a essere più solido e a conoscere il calcio italiano. Non posso dire che sia un amico, perché è il mio coach. Però è una persona eccezionale, abbiamo un bellissimo rapporto».
Il video in cui balla Get Get Down di Paul Johnson sui social network accompagna ogni vittoria dell’Inter: «Mi ricorda una gran serata, un capodanno a casa mia. Darmian mi prende in giro perché avevo gli occhiali da sole. Ci prendiamo parecchio in giro in squadra, ora che ci penso. Siamo un bel gruppo». Bastoni dice che preferirebbe giocare un’altra finale di Champions, piuttosto che vincere il 21° scudetto. Ha ragione: «Basto ha sempre ragione. Il campionato è importantissimo, ma perdere la finale a Istanbul nel 2023 non è stato facile. Non sono mai riuscito a riguardare la partita. Vogliamo un’altra possibilità e facciamo di tutto per conquistarla».
Al Mondiale 2022 ha partecipato alla rissa tra i giocatori di Olanda e Argentina: «Troppe emozioni, troppa foga. A ripensarci oggi, l’Argentina ha meritato di vincere. Ma quel giorno la vedevo diversamente. Perdo raramente il controllo. L’ho imparato facendo kick boxing da ragazzino. Me la cavavo, ma in famiglia il modello era irraggiungibile. Due miei cugini sono atleti famosi, uno è stato campione del mondo. Li ammiro. Gli sport di combattimento sono duri. E non parlo delle botte. Nel momento della verità, sul ring, non c’è la squadra con te».
Ultima battuta sulla lingua italiana: «Sto studiando, ma in inglese mi sento più sicuro. E devo stare attento a non usare mai le parole che mi insegna Barella…».
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