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Adani spiazza: Questo è stato il peggior tradimento subito nel calcio

Era il 2005 e Lele Adani stava concludendo non nel migliore dei modi la sua seconda esperienza al Brescia. L’allora difensore chiuse il contratto anzitempo, a marzo di quell’anno, dopo un’invasione di campo dei tifosi che aggredirono lo stesso giocatore di Correggio. Assieme a lui prese la medesima decisione Roberto Guana, rilasciando un comunicato in cui spiegarono i motivi di questa risoluzione anticipata.

Il peggior tradimento nel calcio subito da Lele Adani

A distanza di decenni Adani è tornato sul quel periodo travagliato, e sulle acredini con l’allora presidente Gino Corioni, il tecnico Gianni De Biasi ed altri elementi dirigenziali della società. Nella puntata numero 24 del podcast Viva El Futbol, che di fatto ha raccolto parte dell’eredità della Bobo TV, il commentatore di Rai Sport ha infatti affermato:

“È stata una scelta che rifarei, ma che si è rivelata uno dei tradimenti peggiori che mi abbia riservato il calcio”. 

Adani ripercorre il “tradimento” subito al Brescia

Poi Adani ha ricostruito la vicenda partendo dall’antefatto:

“Come ho già detto in altre occasioni, io nel 2004 vado via dall’Inter e ho tre possibilità forti: una è lo Shakhtar Donetsk con Lucescu, che mi chiama e mi dice ‘Vedrai che squadra diventeremo…’; mi voleva Trapattoni al Benfica, dove poi vinse il titolo dopo dieci anni; e il Bologna di Carletto Mazzone, con il quale parlai e rimane un rimpianto che mi porterò sempre dietro. Scelsi di tornare a Brescia per amore, rinunciando a soldi. Pensavo e speravo di esaudire il mio sogno calcistico ovvero smettere la carriera dove ero diventato grande come uomo e calciatore. Ma fu un tradimento totale”.

La frecciata all’allora direttore sportivo

Quindi Adani ha proseguito, prendendosela in particolare con l’allora direttore sportivo Gianluca Nani, pur non citandolo direttamente:

“Non vado nemmeno a rivangare cose da qualche mediocre della stampa, dalla società, dal direttore sportivo, che adesso non so come l’Udinese ha richiamato a fare: se fossi in lui mi sarei nascosto e avrei buttato il patentino. Ma questo è il mondo del calcio dove c’è chi sa reinventarsi, perché le lingue biforcute sanno stare bene in questo mondo”.

 

 

Luca Santoro

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