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Juventus, Koopmeiners vuota il sacco sul sì ai bianconeri

Per la Juve è disposto a giocare anche da difensore, ruolo che ha già ricoperto in passato, dopo l’infortunio ha sofferto parecchio (“ero costretto a dormire in poltrona per respirare”) ma ora sta bene: Koopmeiners esprime tutta la sua felicità nel vestire la maglia bianconera in un’intervista a Tuttosport in cui parla di tutto, a partire dalla telenovela estiva sul suo trasferimento.

C’erano club di Premier su Koopmeiners

Il centrocampista dell’Atalanta aveva molti estimatori in Premier: “Sì, anche io sapevo che c’erano club inglesi che erano interessati a me, ma non appena ho saputo della Juventus io non ho avuto nemmeno un dubbio. In realtà io tifavo e seguivo la Juventus sin da quando ero bambino in Olanda. La Juve dei grandissimi campioni. Chi adoravo? Beh, Zidane! Essere qui per me è come un sogno.  È stato un passaggio complicato, ma nel calcio può capitare di vivere anche questo. Se ripenso a un istante particolarmente significativo, voglio ricordare quello del viaggio in taxi da Bergamo a Torino con la mia fidanzata per raggiungere la Juventus. La sera prima avevo ricevuto la telefonata in cui mi era stato detto che tutto si era risolto. Sono andato a dormire, ma non avevo ancora metabolizzato bene la notizia. Ricordo che quando il taxi era in viaggio per Torino mi sono girato verso Rosa e le ho detto: “Finalmente!”. Ero come sollevato”

Le differenze tra Gasperini e Motta

Koopmeiners spiega le differenze tra Gasperini e Thiago Motta: “Gasperini per esempio punta molto sull’ìntensità e nell’uno contro uno in ogni parte del campo, sia in attacco che in difesa. Si fanno anche esercitazioni specifiche. Con Motta abbiamo sì intensità, ma con la squadra compatta che si oppone in maniera più collettiva. Quello che stiamo facendo qui alla Juve mi ricorda ciò che facciamo in Olanda: possesso palla, intensità, voler controllare la partita, creare tante occasioni, ma anche nel modo di difendere. Direi che sono un po’ diversi. Ma è normale, sono due persone differenti e hanno anche un’età non simile. Con Motta e i suoi collaboratori parliamo molto su come viviamo le loro richieste e come ci troviamo nell’applicarle. Motta è molto interessato a capire il nostro feeling, anche se è deciso sul sistema. Il fatto che voglia comprendere la nostra impressione è importante”.

Infine la promessa: “Sì, voglio essere un leader, per vincere c’è bisogno di calciatori che si prendano le responsabilità. Sono stato anche io giovane e so cosa si prova quando si devono fare prestazioni super rispetto a ciò che si è abituati. Io voglio aiutare i giovani: ho più esperienza di loro e devo farlo”.
 

Fabrizio Piccolo

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