In Italia, si sa, siamo 56 o 60 milioni di commissari tecnici, pronti a trovare difetti ed errori in chi in quel momento allena la nazionale, ma chi – come Fabio Capello – ct lo è stato per davvero (con Inghilterra e Russia) oltre che tecnico vincente in Milan, Roma e Juventus, ha qualche credenziale in più per giudicare il lavoro di Spalletti in azzurro e ne vien fuori un ritratto assai critico.
Lui, che ha ricoperto entrambi i ruoli, spiega alla Gazzetta le differenze tra fare l’allenatore ed essere ct di una nazionale: “Sono due mestieri diversi. Non a caso non si dovrebbe parlare di allenatore, ma di selezionatore. Il ct deve innanzitutto scegliere i giocatori sulla base di quello che vede nei campionati. Può avere una sua idea di calcio, ma deve anche ragionare su come i diversi elementi sono impiegati nella propria squadra e, a volte, adattarsi. Il motivo è semplice: non hai tempo per lavorare nella quotidianità. In un club tutti hanno chiaro in testa cosa fare e solamente in situazioni di emergenza ti capita di chiedere a un giocatore di cambiare».
Poi Capello attacca duramente Spalletti: «Per quello che si è visto in campo, credo che la confusione l’abbia generata soprattutto nei calciatori. Nel ruolo di play hanno giocato Jorginho e poi Fagioli, ma nessuno dei due è il Lobotka del Napoli di Luciano. Hanno caratteristiche diverse: contro la Svizzera Xhaka faceva quel che voleva, Fagioli non andava nemmeno a prenderlo. Io, però, per Spalletti userei un’altra parola. Presunzione. Ho avuto la sensazione che già contro la Spagna il ct non abbia pensato da selezionatore, ma da allenatore di club. In sostanza, ha mandato in campo una squadra dicendosi “noi siamo noi, loro sono loro, vediamo chi è meglio”, scegliendo la difesa a quattro contro i più forti esterni d’attacco di tutto l’Europeo. E l’abbiamo visto chi era meglio…».
Già dopo il ko con la Svizzera Capello era stato assai severo parlando a Sky: “Voi siete convinti che questa Nazionale ha delle qualità? Questa squadra appena abbassa un po’ il ritmo e ne trova una che ha un ritmo normale va in grande difficoltà. Spalletti il gioco lo ha cambiato mille volte. Ci sono stati troppi errori tattici, questa era una nazionale sparpagliata”.
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