Al termine di una sfida complicata contro il Monza, che la Roma sembrava non riuscisse a sbloccare nonostante la superiorità numerica per oltre un’ora di gioco, sono arrivati tre punti importanti per la squadra di Mourinho, che le permettono di rimettere a posto la classifica e di guardare con maggiore serenità al futuro. A destare un’ottima impressione in casa giallorossa è stato soprattutto Sardar Azmoun, entrato nella ripresa al posto di Belotti e rivelatosi determinante.
Il bomber iraniano, secondo miglior realizzatore della sua nazionale e in passato capocannoniere anche del campionato russo con la maglia dello Zenit San Pietroburgo, aveva fin qui trovato pochissimo spazio: arrivato nella capitale infortunato, è tornato a disposizione di Mourinho a metà settembre, giocando scampoli di partita contro Empoli, Genoa e Frosinone, per un totale di appena 20 minuti. Ieri il minutaggio è stato finalmente maggiore e Azmoun, prelevato in prestito con diritto di riscatto dal Bayer Leverkusen, ne ha approfittato per mettersi in mostra, lottando su ogni pallone e mostrando un grande spirito di sacrificio. E non solo: l’attaccante ’95 si è più volte reso pericoloso, fornendo per esempio un bell’assist a Lukaku in occasione del palo scheggiato dal centravanti belga, colpendo lui stesso un palo interno clamoroso con una conclusione a botta sicura e infine partecipando all’azione che avrebbe poi portato al gol-vittoria di El Shaarawy.
Se le qualità di Sardar non erano mai state messe in discussione, più di un dubbio riguardava le sue condizioni fisiche: nell’ultimo anno e mezzo ha infatti dovuto fare i conti con numerosi problemi muscolari, che hanno condizionato la sua esperienza (non esaltante) in Bundesliga e che non gli hanno permesso di essere al top della condizione durante il Mondiale in Qatar. Anche ieri, purtroppo, il 28enne iraniano è uscito dal campo zoppicando, a causa di una dolorosa botta al polpaccio: i tifosi della Roma si augurano che si tratti di un semplice risentimento e di non una ben più grave lesione, che lo costringerebbe a fermarsi di nuovo.
Alberto Farinone
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