La maledizione dei campioni in carica colpisce anche l'Italia: è dal 2016 che la nazionale detentrice del trofeo viene eliminata agli ottavi di finale di un Europeo (era successo anche a Spagna e Portogallo). Oltre a Luciano Spalletti, si ferma qui la corsa anche di altri due commissari tecnici italiani, come Francesco Calzona e Domenico Tedesco: Slovacchia e Belgio vengono alla fine beffate rispettivamente da Inghilterra e Francia. Prosegue invece EURO 2024 per Vincenzo Montella, che con la sua Turchia festeggia una qualificazione al cardiopalma. Continua a incantare la Spagna, che ai quarti però dovrà vedersela contro i padroni di casa della Germania, in quella che appare quasi come una finale anticipata.

Naufragio azzurro

Difficile immaginare un epilogo peggiore per l'Italia di Spalletti, che esce di scena agli ottavi di finale, facendosi dominare dall'inizio alla fine dalla Svizzera. Settant'anni dopo il 4-1 di Berna, che permise alla nazionale elvetica di approdare ai quarti di finale nei Mondiali del 1954 eliminando Boniperti & C., ecco un'altra sfida fra Italia e Svizzera a senso unico. La selezione rossocrociata si conferma particolarmente indigesta agli Azzurri: dopo aver costretto l'Italia di Mancini agli spareggi nelle scorse qualificazioni mondiali, ora si toglie il lusso di scrivere la parola fine al disastroso Europeo degli uomini di Spalletti. Un torneo in cui risulta difficile salvare qualcosa poiché, a parte il primo tempo con l'Albania, le prestazioni fornite sono state tutte insufficienti. Pochissimi i singoli a brillare: sicuramente Donnarumma e l'emergente Calafiori (assente per squalifica), soltanto in parte Bastoni e Barella, rappresentanti di spicco di quel blocco interista che forse non è stato sfruttato a dovere. Non ne esce bene Luciano Spalletti, apparso in confusione sul piano tattico e che - stando alle ultime indiscrezioni - sembra non aver troppo legato con buona parte dello spogliatoio.

Festa grande invece in casa elvetica, con Murat Yakin che riesce a eguagliare il suo predecessore Vladimir Petković, che aveva raggiunto i quarti di finale anche negli scorsi Europei (ottenendo uno scalpo ancor più prestigioso come quello della Francia campione del Mondo in carica). Xhaka e Freuler dominano a centrocampo, con quest'ultimo abile a inserirsi nell'azione che porta al vantaggio elvetico. Sugli esterni, Ruben Vargas è imprendibile: suo lo splendido tiro a giro con cui, a inizio ripresa, la Svizzera raddoppia. L'Italia, completamente in bambola, non accenna neanche una minima reazione e Sommer conclude il match senza neanche essersi sporcato i guanti.

Il VAR salva la Germania

Se c'è stata una partita di EURO 2024 influenzata dal VAR, è stata sicuramente quella tra Germania e Danimarca, con protagonista involontario lo sfortunato Andersen. L'ex difensore doriano aveva trovato il suo primo gol in nazionale a inizio ripresa, ma se l'è poi visto annullare per un fuorigioco millimetrico (a trovarsi in offside una parte delle dita del piede sinistro del suo compagno Delaney). Pochi minuti dopo, è ancora il VAR ad accanirsi su Andersen, punendo questa volta un suo tocco di braccio in area di rigore: dal dischetto si presenta un ispirato Havertz, che non perdona. Caratterizzato da un violento nubifragio abbattutosi su Dortmund che ha costretto il direttore di gara a sospendere la gara per circa mezz'ora, l'incontro è in realtà più equilibrato di quanto non lasci pensare il 2-0 finale (a opera dell'ormai solito Musiala, al terzo centro in questi Europei), che penalizza un po' troppo un'ottima Danimarca, che esce a testa alta. La Germania, per la prima volta dopo otto anni di cocenti delusioni, tornerà a disputare i quarti di finale di un grande torneo.

All'improvviso la rovesciata di Bellingham

Al 90'+5 l'Inghilterra è clamorosamente sotto contro la Slovacchia e a un passo da una precoce eliminazione. Ha giocato un'altra partita estremamente deludente, nella quale ha creato poco, soprattutto con i suoi giocatori più attesi: Bellingham, Saka, Foden, Kane, tutti irriconoscibili. Ma a pochi secondi dalla fine, ecco la giocata improvvisa del campione: su un cross proveniente da destra, Jude Bellingham si coordina e trova un gol da cineteca in rovesciata. Esulta in modo arrogante, ripetendo "Who else?", come a dire "Chi altro avrebbe potuto segnare?". È la giocata che forse cambia l'Europeo dell'Inghilterra, di sicuro è il gol che salva Southgate dal baratro, prolungando la partita ai supplementari. La Slovacchia di Calzona, che nei tempi regolamentari aveva dato tutto difendendo con ordine il vantaggio firmato da Schranz, non ne ha più. L'Inghilterra allora ne approfitta subito, ribaltando il punteggio all'inizio del primo tempo supplementare, questa volta con una deviazione sottoporta di Harry Kane. Pur tra mille critiche e innumerevoli difficoltà, in un modo o nell'altro i Tre Leoni staccano il pass per i quarti di finale. Contro la Svizzera ammirata fin qui, però, servirà una prova totalmente diversa: non si potrà ancora sperare in un'altra rovesciata a tempo quasi scaduto.

Troppa Spagna per la Georgia

Il sogno del popolo georgiano finisce al minuto 75', quando Nico Williams in campo aperto punta Gvelesiani, lo supera facilmente, entra in area e poi la piazza sotto il sette. Kvara e compagni erano addirittura passati in vantaggio dopo 18' grazie a un'autorete di Le Normand, che per anticipare la stella del Napoli aveva insaccato il pallone nella propria porta. Pur lasciando ovviamente il pallino del gioco alle Furie Rosse, la Georgia dava comunque l'impressione di poter far male in contropiede, grazie alla velocità dei suoi giocatori offensivi. Andati all'intervallo sul punteggio di 1-1 a causa di una precisa conclusione dal limite di Rodri (sulla quale, però, Morata ostacola la visuale di Mamardashvili: il VAR non interviene, ma il gol si sarebbe dovuto annullare), i georgiani rischiano di passare nuovamente avanti a inizio secondo tempo con un'incredibile tentativo di Kvaratskhelia di sinistro direttamente da centrocampo, con il pallone che esce di un soffio. È il momento di svolta della partita, perché nell'azione seguente Lamine Yamal pesca Fabián Ruiz, che trova la rete del sorpasso. Finirà poi 4-1 per la Spagna, con il subentrato Dani Olmo a chiudere la contesa in bello stile.

Francia avanti col minimo sforzo

La Francia di Deschamps dimostra come sia possibile arrivare tra le prime otto senza aver mai segnato un gol su azione: fin qua è infatti andata avanti grazie a due autogol (contro Austria e Belgio) e a un rigore trasformato da Mbappé (contro la Polonia). Qualche piccolo passo in avanti, per la verità, s'è visto: con l'inserimento di Tchouaméni tra i titolari, per esempio, il centrocampo sembra aver trovato maggior solidità e sostanza. Davanti, tuttavia, continua a rendere troppo poco per quelle che sono le sue potenzialità: Mbappé non si trova a suo agio con la maschera protettiva, Griezmann non riesce a sbloccarsi, Thuram fatica a imporsi schierato come riferimento più avanzato (il tecnico transalpino nel dopogara l'ha definito "ancora troppo timido"). A risultare decisivo così è, a cinque minuti dal termine, Kolo Muani, il cui tiro strozzato viene deviato nella propria porta da Vertonghen, il recordman di presenze con la nazionale belga.

E il Belgio? Il piano tattico di Tedesco, per la prima ora di gioco, aveva tutto sommato funzionato. Squadra bassa e corta, fasce bloccate con due coppie di esterni e davanti Openda e Lukaku pronti a ripartire; un po' sacrificato De Bruyne, partito molti metri più indietro rispetto alla posizione che ricopre abitualmente nel Manchester City. Col passare dei minuti, però, è venuta fuori la Francia, che alla fine - pur senza incantare – ha comunque legittimato la vittoria.

Quante emozioni fra Portogallo e Slovenia!

Per la prima volta a secco nella fase a gironi di Europei e Mondiali, Cristiano Ronaldo moriva dalla voglia di sbloccarsi contro la Slovenia. Lo si è notato in ogni singola giocata, in ogni sua reazione, fino ad arrivare a quello che avrebbe dovuto essere il momento catartico: un rigore fischiato verso la fine del primo tempo supplementare. CR7 calcia alla sinistra di Oblak, che vola e riesce a deviare la palla: le immagini seguenti, con il capitano del Portogallo in lacrime, hanno subito fatto il giro del Mondo. La disperazione di Ronaldo dura fino a un altro penalty, questa volta trasformato sempre da lui: il primo della lotteria dei rigori, che si rivelerà un incubo invece per i giocatori della Slovenia, che ne sbagliano uno dietro l'altro (ben tre, tutti parati da uno strepitoso Diogo Costa).

Cristiano, per una volta negli inconsueti panni dell'antieroe, si prende la scena, ma non è stato di certo l'unico protagonista di Portogallo-Slovenia, una partita epica, intensa e ricca di emozioni. Emblematica l'azione al minuto 115': il 41enne Pepe, fino a quel momento impeccabile, ormai stremato scivola, il centravanti sloveno Šeško si invola tutto da solo verso la porta ma, sul più bello, si lascia ipnotizzare da Diogo Costa, mancando l'appuntamento con la storia. La Slovenia esce tra gli applausi, ma il rammarico per un'impresa soltanto sfumata resterà a lungo tra i tifosi.

Gakpo trascina l'Olanda

L'Europeo della Romania comincia e finisce con un 3-0: inaspettato quello rifilato all'Ucraina nella prima giornata, più prevedibile quello invece subito dall'Olanda agli ottavi. Ritrovatasi sotto dopo 20', la selezione guidata da Iordănescu non cambia il suo piano partita, rimanendo passiva e aspettando gli avversari con tutti i propri effettivi dietro la linea della palla. Un atteggiamento che non paga: gli Oranje, con un Gakpo in grande spolvero, continuano a fare il bello e il cattivo tempo, sprecando svariate occasioni. La partita rimane così in bilico fino alla fine: proprio quando la Romania comincia ad affacciarsi dalle parti della difesa arancione, ci pensa Malen a colpire per due volte in contropiede.

Montella unico italiano a superare gli ottavi

Si può dire che EURO 2024 sia finora l'Europeo dei portieri. Sono tanti gli estremi difensori che si sono messi in mostra, a cominciare dal nostro Donnarumma, tra i pochi a salvarsi nella spedizione azzurra, per proseguire con lo straordinario Mamardashvili, autore di 30 parate in appena quattro partite (soltanto il russo Akinfeev, nel 2008, ne fece di più: 32, con però una gara giocata in più), fino ad arrivare a Oblak e a Diogo Costa. A questa lista bisogna assolutamente aggiungere il turco Mert Günok, autore dell'intervento più spettacolare di questo torneo, un vero e proprio miracolo che salva il risultato nell'ultima azione, consentendo alla Turchia di approdare ai quarti. In un torneo in cui gli attaccanti non si stanno mettendo particolarmente in mostra, spetta allora ai difensori trovare la via del gol: Demiral, sempre pericoloso nel gioco aereo, riesce a superarsi, mettendo a referto addirittura una doppietta. L'Austria, pur riaprendo quasi subito la gara con Gregoritsch, esce così ancora una volta agli ottavi: non il cammino che ci si aspettava dalla squadra rivelazione della prima fase.

Alberto Farinone

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