“Sì, sì”. Così ha risposto ieri Beppe Marotta ai cronisti che gli chiedevano se oltre che per la firma di Lautaro era tutto a posto anche per il rinnovo di Simone Inzaghi. L’ufficialità del prolungamento di contratto dell’argentino ci sarà probabilmente dopo la coppa America, a meno di sorprese, ma è scontata. Meno quella dell’allenatore campione d’Italia. In realtà, infatti, un problema c’è.
Dopo l’anno super Inzaghi pensava di meritare maggior fiducia: il suo contratto scade nel 2025 ma si sarebbe aspettato una proposta di rinnovo biennale, ovvero fino al 2027. L’Inter invece, parlando col procuratore Tinti, ha accorciato di un anno e ha proposto un rinnovo fino al 2026. Le parti, dunque, sono ancora distanti anche se non c’è nessuna intenzione di rompere per il momento.
La Gazzetta ricorda che il primo rinnovo inzaghiano risale al giugno 2022, quando era ancora bruciante la fresca ferita dello scudetto vinto dal Milan. Il club nerazzurro decise di dargli fiducia, un anno in più, fino al 2024. Il secondo rinnovo nel settembre di un anno fa fu il rinnovo dell’orgoglio, figlio della rinascita europea: ancora una stagione in più, scadenza 2025.
Fresco di scudetto che resterà nella memoria di ogni tifoso, Simone ha definitivamente cambiato status e sta ormai tra i top della panchina. Da qui nasce la legittima voglia di avere un contratto più lungo rispetto agli altri a cui era abituato: è probabile che si lavorerà su una soluzione alternativa e ragionevole per tutti. Si potrebbe, ad esempio, scrive la rosea, allegare una “opzione” al fascicolo, un anno di aggiunta ulteriore da far scattare a determinate condizioni. Tradotto: un prudente 1+1 alternativo.
Gli incontri in sede non sono finiti e continueranno con il solito ottimismo. In ogni caso, a inizio settimana si cercherà un’altra data per ospitare di nuovo l’agente di Inzaghi in viale della Liberazione: sarà la terza volta in questa sessione di mercato.
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