Si sofferma su due episodi antitetici dell’ultima giornata di campionato Luca Calamai nel suo editoriale per Tmw. Questi i passaggi principali
Vorrei fare un applauso convinto a Barella. Uno dei giovani simbolo del nostro calcio. Gli regalo un tondo dieci per essere andato in televisione a confessare che contro il Genoa, nel precedente turno di campionato, aveva simulato. Nei giorni scorsi riprendendo le riflessioni del presidente del Grifone Zangrillo avevo scritto su Twitter che la prossima sfida del calcio era combattere i simulatori. Ringrazio Barella per le sue scuse, per il messaggio positivo che ha mandato. E mi permetto di suggerire che sia assegnato al gioiello dell’Inter il Premio Astori. Il simbolo della lealtà sportiva. Mi auguro che le scuse di Barella siano pubblicizzate dentro tutte le scuole calcio d’Italia.
L’altra faccia della medaglia è il vergognoso comportamento di D’Aversa. L’allenatore merita una punizione esemplare. Conoscendo Corvino sono sicuro che si sia concluso nel peggiore dei modi il percorso di questo tecnico sulla panchina del Lecce. Già una volta in passato il diesse di Vernole, a quei tempi direttore della Fiorentina, cacciò Delio Rossi colpevole di aver aggredito un suo giocatore il serbo Ljajic appena sostituito. D’Aversa ha dato una testata a un avversario, Henry. Un gesto inaccettabile. L’esonero è una sentenza già scritta che si somma alla condanna morale di tutto il calcio italiano.
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