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Serena: Al Milan mentre ci allenavamo Farina organizzava matrimoni

12/09/2020 13:42

Serena: Al Milan mentre ci allenavamo Farina organizzava matrimoni |  Sport e Vai

Da dieci è tornato a vivere nella campagna sopra a Montebelluna in provincia di Treviso, dov'è nato. Alterna le telecronache che fa per Medasiet con la lettura, l'arte. Aldo Serena è un personaggio sui generis nel mondo del pallone e si racconta a La Repubblica, ricordando di essere sempre stato interista ma di aver giocato nel Milan e alla Juve e anche al Torino: "All'inizio, non ero contento. Fosse stato per me, sarei rimasto sempre all'Inter, ma mi davano continuamente in prestito. Ho giocato un derby con addosso la maglia del Milan, e dopo venti  giorni ero di nuovo in ritiro con i nerazzurri. Sono sceso in campo col Toro contro la Juve, e dopo tre settimane sono passato in bianconero. Arrivai a pensare che fosse il mio destino e lo accettai. Al Toro, purtroppo, a un grande amore è seguita anche tanta rabbia. Non mi hanno mai perdonato il passaggio alla Juventus. Ancora qualche anno fa ero allo stadio Olimpico di Torino per una telecronaca e ho dovuto correre per evitare un paio di torinisti a cui non era ancora passata. Della mia carriera ho scelto pochissimo, ma rifarei tutto. Alla fine sono contento. Ho conosciuto mondi, persone, modi di lavorare".

I suoi allenatori preferiti sono Klopp (" il suo gioco è meraviglioso, sempre verticale, allargato agli esterni") e il tecnico dell'Atalanta ("In Italia ritrovo tracce del suo approccio nell'Atalanta di Gasperini. Tanto coraggio, pochi passaggi per andare in gol"), Poi parla delle tre grandi del nord dove ha giocato descrivendole con un aggettivo: "La Juve, ordinata. Sono arrivato prevenuto e sono andato via con dispiacere. Ho trovato una società snella, magazzinieri che erano lì da quarant'anni, un clima familiare. Il primo Milan, ai tempi della Serie B, confusionario. A Milanello per far cassa Farina organizzava matrimoni, mentre noi giocavamo! Ci allenavamo e intanto suonava l'orchestrina per gli sposi. Il Milan di Berlusconi, invece, strepitoso. Non mi viene in mente un aggettivo migliore. Lo staff medico era andato a formarsi a Chicago dai Bulls, che non avevano mai un infortunio. L'Inter di Trapattoni la definirei moderna. Allenatore, società e calciatori erano connessi, uniti, una cosa sola".

In Serie A, con il dogma della costruzione del gioco palla a terra, si crossa sempre meno: "La costruzione dal basso quando non serve è snervante. Ricordo l'ultima Inter di Spalletti, che ripartiva dal portiere e spesso perdeva palla. Se sei più forte, va bene. Ma se sei più scarso, tanto vale fare un paio di passaggi e metterla in mezzo. Al limite, anche giocare una palla lunga. Ma il calcio va a mode. Ora in Italia sembra che tutti debbano fare la difesa a tre, che poi è quasi sempre a cinque. La difesa a tre la fa davvero solo l'Atalanta, che rischia sempre e difende col campo aperto alle spalle. Ma anche questa moda passerà. Arriverà qualcuno che scompaginerà e si cambierà". Fra i centravanti di oggi in chi si rivede? "Mi riconoscevo in Luca Toni, ma non gioca più. E mentalmente in Mandzukic, che alla Juve si dava completamente, menava, le prendeva, si faceva sentire. Oppure Dzeko, per l'abitudine a fare assist per i compagni. Anche se lui ha una tecnica da 10, io mi fermavo a 7 o 7.5. Oggi comunque gli attaccanti sono più completi di come eravamo noi. Penso a Lautaro, Lukaku, Dybala".

Il gol a cui è più affezionato l'ha segnato con i nerazzurri: "Con la maglia dell'Inter, di testa contro il nell''88 - '89 di testa. Il mercoledì avevamo perso col Bayern Monaco, stampa e tifosi ci criticavano, prevedevano che avremmo avuto il classico calo invernale dell'Inter. Tutti puntavano sul Milan di Sacchi, che peraltro giocava in casa. Ci si aspettava un nostro passo falso, invece no. Fu una vittoria importantissima. L'assist lo fece Bergomi. Nicola Berti dice che mi faceva tanti assist, ma in verità gliene facevo di più io! Diciamo che è grazie a lui se ho conosciuto mia moglie, quello è vero. Ero già grande, eravamo davanti a un bar in zona Garibaldi a Milano. Ma anche quello non può considerarsi un assist. A essere sinceri, più che presentarmela, con lei ci provava anche lui".

C'è spazio anche per i rimpianti: "Ne ho tanti. Pensando al calcio, ovviamente il rigore ai mondiali '90 a Napoli. Ed ero il quinto. Io non sono mai stato rigorista, e Vicini lo sapeva. In carriera ne ho calciati una decina in tutto. Il mister mi chiese se ero pronto. Gli dissi che era meglio se faceva un altro giro fra i compagni, ma arrivati a tre non si fece avanti nessuno. Allora dissi che ero pronto. Ma lo diceva solo la mia voce,  le gambe non erano d'accordo. Non l'ho angolato abbastanza e il portiere ha parato. Ho sognato tante volte di poterlo calciare di nuovo, ma la vita non funziona così".


Tags: milan serena farina

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