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Napoli, retroscena su addio Ancelotti e perché non funzionò in azzurro

09/09/2022 08:24

Napoli, retroscena su addio Ancelotti e perché non funzionò in azzurro |  Sport e Vai

Sta battendo ogni record di numero di coppe vinte, è amato da tutti nel mondo, eppure Carlo Ancelotti non ha lasciato un ricordo felice nella sua fugace (un anno e mezzo) avventura al Napoli. I motivi prova a spiegarli Cristiano Giuntoli. Il ds partenopeo al Corriere dello sport rivela

   «Carlo è un aggregante straordinario, la sua forza è che non cerca mai alibi. Ha vinto tanto anche per questo. Il suo arrivo fu una rivoluzione epocale. In uno spogliatoio di venticinque calciatori che avevano sfiorato lo scudetto con Sarri, ne cambiammo quindici in due anni. Tutti i calciatori amavano Carlo, ma inconsciamente rifiutavano i cambiamenti tattici che lui voleva imporre. Ci fu una resistenza inconscia, che qualche risultato negativo fece più forte .In un certo senso c'era resistenza a cambiare modo di giocare. Restare nei vecchi schemi dava sicurezza».

Belle parole anche per Spalletti

    Lui sta vicino a casa mia, si parla lo stesso dialetto. Lo conosco fin da quando veniva a fare il torneo dei rioni ad Agliana. Lo stimo molto. Proprio non tempo che possa impazzire. Da noi non accadrà. È un talento speciale, perché non ha un solo spartito. È un camaleonte, cambia l’allenamento per ogni partita. Fa un calcio liquido in fase di possesso e solido in fase di non possesso. Alterna palleggio e verticalità. È il più completo di tutti. Il Liverpool gli ha dato campo, e lui ha fatto con Klopp quello che Klopp fa con gli altri. Lo ha steso


Tags: napoli ancelotti Giuntoli

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