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Maradona: Mi piacerebbe allenare il Napoli ma il presidente non mi vuole

21/10/2013 08:32

Maradona: Mi piacerebbe allenare il Napoli ma il presidente non mi vuole |  Sport e Vai

“Io sulla panchina del Napoli? Mi piacerebbe, ma non capiterà con De Laurentiis: non mi vuole". L’ha capito Maradona. Ospite della trasmissione di Fazio su Rai3 il Pibe de Oro rivela di non essere amato dal presidente del Napoli. Più di una volta Diego aveva fatto capire di voler lavorare nel Napoli, nel passato come nel presente, ma dalle reazioni della società ha capito che difficilmente ci sarà posto per lui in quella squadra con cui ha vinto due scudetti, una coppa Uefa, una coppa Italia e una Supercoppa italiana. Questione di feeling, probabilmente. De Laurentiis teme forse che un personaggio della caratura di Maradona gli possa far ombra, o semplicemente non lo ritiene capace come allenatore. Solo pochi giorni fa l’argentino aveva detto che dopo Benitez gli sarebbe piaciuto allenare gli azzurri ma le parole dette a “Che tempo che fa” fanno capire che il desiderio è destinato a rimanere una pia illusione. Nel corso dell’intervento Maradona ha parlato di tutto, partendo dai problemi con il Fisco italiano: “Non sono un evasore e lo dico senza problemi a Equitalia. Si occupino di chi ha firmato i contratti, di Coppola o Ferlaino, che oggi possono girare indisturbati. A me invece tolgono gli orecchini, gli orologi. Oggi però non ce l'ho. Mi hanno cercato degli sponsor offrendosi di pagare il mio debito per farsi pubblicità, io ho rifiutato perché non sono un evasore. Voglio la verità. Chi si fa pubblicità sono quelli di Equitalia che vengono da me. Ma hanno un altro lavoro, il loro lavoro non è Maradona. Io non mi nascondo". Maradona non evita anche l’altro tasto dolente della sua vita, la droga: "Io non ho avuto, grazie a dio, dottori, psicologici perché per questo ci sono dei valori, come l'amore di una figlia che non ti può dare nessuno. La droga è tanto cattiva, difficile da sconfiggere. L'amore e l'affetto delle mie figlie mi hanno salvato. Non mi drogo più da dieci anni. Ho disputato l'80% della mia carriera in Italia, per tutto quello che ho fatto, grazie a Dio, non sarò mai un uomo comune. Vado in vacanza in paesi in cui il calcio non è seguito, altrimenti non riuscirei a rilassarmi. Spesso mi capita di incontrare persone che mi dicono di avergli salvato la vita, magari erano inviati in Iraq, c'era la guerra e mostrando una mia foto li hanno lasciati passare. Ma io non ho mai voluto l'esempio di nessuno. Gli unici esempi sono il padre e la madre. Io posso essere da esempio, in parte, sul campo da calcio. Ma finisce lì". Il calcio moderno non gli piace troppo in certe cose. Non gli piace che i numeri di maglia non contino più niente e non gli piace che non ci siano più bandiere: “Una volta il numero 10 era un simbolo. Ora lo portano anche giocatori qualsiasi... Il giocatore più forte dopo di me? Ce ne sono stati tanti: Careca, Rijkaard, Gullit, Van Basten, Matthaeus... Io non so se oggi i giocatori sono più forti o meno. A volte sembra giochino per le pubblicità. Cambiano maglia con troppa facilità, un tempo non era così". Infine un pensiero sui Mondiali in Brasile: "I Mondiali saranno un sacrificio grande per la gente: ci sono cose più importanti che il Brasile vinca la Coppa del mondo, non credo che ne abbia bisogno. In Brasile avranno un Mondiale e l'Olimpiade ma per la gente tutto questo avrà un costo molto alto. In Brasile la gente avrebbe bisogno di altre e più cose e non del campionato mondiale. Prima si deve lasciare mangiare le persone, e poi fare questo". Un'altra battuta, stavolta su quegli Usa che non ha mai amato: "gli americani credono di comandare il mondo, ma noi non siamo americani".

Stefano Grandi

 


Tags: napoli de laurentiis mondiali droga maradona fisco

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