Dal 23 al 26 settembre Port Hercule ha concentrato ancora una volta una parte decisiva dell’industria mondiale dei superyacht. Il Monaco Yacht Show 2026, alla sua 35a edizione, ha riunito oltre 560 espositori e più di 120 superyacht, affiancati da decine di luxury tender. Quarantatré delle unità presenti sono state consegnate nel corso dell’anno, mentre la flotta ha spaziato dai 23,98 metri dell’Arcadia A80 ai 102 metri di Nixie di Lürssen.
Numeri che spiegano solo in parte il peso di Monaco. Per quattro giorni, in uno spazio relativamente ristretto, si incontrano cantieri, progettisti, broker, comandanti, armatori, società di management e charter, aziende della componentistica e fornitori di servizi. Le visite a bordo convivono con riunioni e trattative, mentre gli incontri proseguono oltre Port Hercule attraverso cene ed eventi privati.
Tra i professionisti presenti anche Giampaolo Lo Conte, imprenditore e broker attivo da anni nella nautica di alta gamma. La sua partecipazione al salone monegasco si inserisce in un percorso professionale legato alla costruzione, al brokerage e al charter di grandi yacht e offre una prospettiva privilegiata su un mercato nel quale il rapporto tra prodotto e servizio sta diventando sempre più stretto.
“Monaco ha una qualità difficile da replicare altrove: in pochi metri concentra praticamente l’intera catena del valore del superyacht”, osserva Lo Conte. “Puoi passare dalla visita di una nuova costruzione al confronto con un comandante, incontrare un armatore, discutere con un cantiere e poco dopo sederti con chi gestisce quella stessa unità sul mercato charter. È una concentrazione di competenze e relazioni che permette di capire rapidamente dove si sta muovendo il settore.”

Un capitolo significativo della presenza di Lo Conte a Monaco riguarda K2, il superyacht Columbus Yachts di circa 50 metri costruito da Palumbo Superyachts ad Ancona. Lo Conte è il rappresentante dell’armatore e segue quindi direttamente l’imbarcazione, mantenendo un rapporto continuativo con il comandante e con l’equipaggio. La presenza a Monaco ha offerto anche l’occasione per richiamare il percorso maturato da K2 nel charter internazionale: lo yacht ha ottenuto, nell’ambito dell’evento organizzato da Fraser per la propria flotta charter, il riconoscimento come Best Charter Yacht nella categoria sopra i 50 metri.
Il suo ruolo sul progetto risale alla genesi stessa dell’imbarcazione: BOAT International identifica Lo Conte come rappresentante dell’armatore durante lo sviluppo del progetto. Fu coinvolto nella definizione di un’imbarcazione che doveva conservare il carattere sportivo del precedente Columbus Sport 40 dell’armatore, aggiungendo maggiori dimensioni, comfort, silenziosità e spazi concepiti espressamente sulle esigenze di utilizzo.
K2, disegnato internamente ed esternamente da Luca Dini, è un tri-deck sotto le 500 GT capace di superare i 20 nodi. Due MTU 16V2000 M96L da 1.939 kW ciascuno consentono un’autonomia dichiarata di circa 3.000 miglia nautiche a 12 nodi. La configurazione prevede cinque cabine per undici ospiti, una palestra professionale sul main deck e importanti spazi esterni, tra cui Jacuzzi prodiera, dining per dodici persone e beach club. Costruito in classe RINA per navigazione illimitata e conforme alle regole MCA, lo yacht è entrato nel mercato charter con gestione Fraser.

Proprio sul fronte charter K2 ha costruito negli anni un track record significativo. Nel 2023 lo yacht è stato premiato nell’ambito dell’evento Fraser dedicato alla flotta charter come Best Charter Yacht sopra i 50 metri, un risultato legato non soltanto alle caratteristiche dell’unità ma alla qualità del servizio e del lavoro svolto dall’equipaggio.
“K2 è un progetto che seguo direttamente come rappresentante dell’armatore e il rapporto con il comandante e con l’equipaggio fa naturalmente parte di questa attività”, spiega Lo Conte. “Il riconoscimento ottenuto nel charter ha avuto per noi un valore particolare perché ha premiato qualcosa che va oltre le caratteristiche tecniche dello yacht: la continuità del lavoro a bordo, la qualità dell’equipaggio e l’esperienza offerta agli ospiti. Una grande barca deve confermare il proprio valore anche dopo la consegna, stagione dopo stagione.”
Durante il Monaco Yacht Show, Giampaolo Lo Conte ha partecipato anche agli appuntamenti organizzati da Fraser, società che gestisce K2 sul mercato charter, incontrando i vertici del gruppo e i comandanti delle imbarcazioni presenti nel circuito internazionale. Sono momenti che completano l’attività svolta durante il giorno a Port Hercule e che, nel segmento dei grandi yacht, hanno una funzione professionale precisa: mettere in relazione brokerage, charter, management, armatori ed equipaggi all’interno dello stesso ecosistema. Una dimensione relazionale che, nel segmento dei grandi yacht, ha un peso commerciale concreto: Monaco è infatti uno dei luoghi nei quali costruzione, vendita, charter e management finiscono per sovrapporsi, creando occasioni di confronto difficilmente riproducibili durante il resto dell’anno.

l percorso di K2 offre così una lettura concreta di uno dei temi emersi anche a Monaco: nel segmento dei superyacht il valore non si esaurisce nella costruzione o nella consegna dell’unità. Continua nella gestione, nella qualità dell’equipaggio e nella capacità di mantenere nel tempo standard coerenti con il posizionamento della barca. Il riconoscimento conquistato nel charter rappresenta, in questo senso, una verifica sul campo di un progetto seguito dalla costruzione fino alla sua piena vita operativa.
Il mercato che emerge dalle banchine del 2026 appare nel frattempo più articolato. Se la lunghezza media delle unità esposte ha ormai raggiunto circa 50 metri, sono aumentate contemporaneamente complessità tecnologica e personalizzazione.
Anche la clientela sta cambiando: secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’età media dei nuovi armatori sarebbe passata da circa sessant’anni a poco più di quaranta, con una presenza crescente di imprenditori provenienti da tecnologia, finanza digitale, real estate e business internazionale.
Le novità presentate a Monaco riflettono questa evoluzione. Accanto ai grandi full-custom trovano spazio propulsioni ibride, elettrificazione, ricerca sull’efficienza e yacht ad alte prestazioni. Il Sunreef 100 Eco porta propulsione elettrica e integrazione solare oltre i 30 metri, mentre il 62 metri a vela Simena di Ares utilizza una soluzione ibrida. Tankoa ha presentato il 45 metri Singolare e il 52 metri Spirit, quest’ultimo dotato di propulsione ibrida parallela.
Sul versante delle performance, il debutto del BRABUS AB110 ha mostrato una direzione completamente diversa: 33,7 metri, fino a 7.800 cavalli complessivi, propulsione a idrogetto e 48 nodi di velocità massima dichiarata. Monaco continua così a ospitare interpretazioni anche molto distanti dello yachting contemporaneo, accomunate però da una crescente richiesta di personalizzazione.
Particolarmente consistente resta la presenza italiana. Benetti ha portato in anteprima mondiale il 67 metri ibrido Dagger e il 50 metri full-custom Perseverance; Sanlorenzo ha schierato il 74 Steel Silver Fox e il 58 Steel Perla Lunar. Alla Residenza italiana nel Principato, un incontro dedicato alla filiera nazionale ha inoltre riunito grandi gruppi, imprese specializzate, designer e architetti, sottolineando la capacità del sistema italiano di integrare competenze industriali, progettuali e artigianali.
“Il cliente oggi arriva molto preparato e questo rende il nostro lavoro più interessante e più complesso”, conclude Lo Conte. “Non basta presentare una bella barca. Bisogna conoscere il progetto, comprenderne l’utilizzo, valutare equipaggio, gestione, costi, charter e prospettiva futura dell’asset. Monaco rende evidente questa evoluzione: il superyacht rimane un oggetto straordinario, ma intorno a esso esiste un’industria estremamente sofisticata. E in un mercato così selettivo, competenza e fiducia continuano a fare la differenza.”





