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Tardelli: Rischiai il licenziamento da cameriere per colpa di Mexico 70

14/05/2020 08:23

Tardelli: Rischiai il licenziamento da cameriere per colpa di Mexico 70 |  Sport e Vai

L'amore per la maglia della nazionale è al centro dell'intervista concessa da Marco Tardelli a Tony Damascelli de Il Giornale. Schizzo dice: «È l'appartenenza. È la seconda pelle. Ti trasferisce orgoglio, amore, fiducia, sai di rappresentare una nazione. Quell'azzurro è come il cielo, ci sono stelle mentre lo indossi. Nessuno può sapere, nessuno può capire che cosa si provi quando ascolti l'inno e poi fuggi verso la partita, il gol. È la cosa più bella che potrei, anzi che posso augurare a un calciatore». Poi un ricordo personale: «Avevo vent'anni e il calcio faceva parte della mia vita, della mia carriera. Me ne innamorai durante il mondiale del 1970, in Messico, il primo trasmesso a colori. Rischiai il licenziamento..Facevo il cameriere all'hotel Duomo di Pisa, portavo i piatti ma non mi interessava nulla di quello che c'era dentro, correvo su e giù per le scale, dalla cucina ai tavoli ma mi fermavo per guardare la partita. Mi dissero di smetterla altrimenti sarei stato licenziato». Infijne l'attualità, la paura dei giocatori di oggi per il coronavirus? «Ho giocato molte volte in condizioni fisiche precarie ma rischiavo io, non altri. Stavolta sarei preoccupato ma, come detto, sono i calciatori, compatti, a dare una risposta. La paura, la preoccupazioni sono emozioni umane. Ma trovo impossibile se non idiota il divieto ad abbracciarsi. Avete in mente l'abbraccio di Riva a Rivera dopo il gol contro la Germania, quello di Bobby Moore a Pelé, il bacio mio con Michel Platini. Questo è il calcio, liberazione, festa, gioia. Questa è la vita».


Tags: pelé messico tardelli

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