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Rivera: Tavecchio mi voleva come ct, ecco come sarei da allenatore

04/11/2019 08:21

Rivera: Tavecchio mi voleva come ct, ecco come sarei da allenatore |  Sport e Vai

«Tavecchio ha pensato a me come ct prima di Ventura, ha chiesto a Ceferin: “ci tengo che Gianni abbia il titolo di allenatore”, e quello: “Scrivimi una lettera”. Tavecchio lo ha fatto e Ceferin ha risposto che non si poteva. Perché non gliel’abbia detto subito non so». Gianni Rivera al Corriere della Sera rivela che l'allenatore vuol farlo sul serio «Certo, ho preso il patentino. Prima ho aspettato che gli scienziati dicessero che si campa fino a 120 anni. Ho fatto 20 anni il calciatore, 22 il politico, potrei averne davanti 20 da allenatore. Tutto è partito quando, dopo Conte, la Federazione è rimasta senza tecnico. L’allora presidente Tavecchio aveva pensato a me, ma Ulivieri, il presidente dell’associazione allenatori, gli ha detto che non avevo il titolo». Così il titolo se lo è guadagnato.
«I primi due corsi, quello per allenare i giovani e per assistente allenatori li ho seguiti quando ero ancora presidente del settore tecnico, per capire come funzionava. Poi già che c’ero ho preso anche l’ultimo: è stato utile. Siamo andati a visitare West Ham, Atalanta, Juventus: alla fine capisci che gli allenamenti sono quelli, il campo è sempre grande uguale, gli allenatori non devono essere protagonisti. A me Rocco diceva mi te digo de fa questo e te digo de fa quell’altro però in campo te va ti. Quando parlava era una sentenza». L'ex Golden Boy parla anche del Milan attuale: «Mi dispiace, non so se è una crisi generale, tecnica, mentale, societaria. Sono tutti coinvolti. Mi sono meravigliato, i giocatori hanno più valore della classifica che hanno. Credo che la società potrebbe fare molto, ha i mezzi finanziari, l’ad non può pensare solo ai conti. Maldini e Boban immagino provino a dare una mano. Mi sono un po’ preoccupato quando ho letto che non vogliono metterci dieci anni a vincere...Io allenatore del Milan? Una domanda che non si può fare! Io l’allenatore lo posso fare dappertutto. Inaugurerei un sistema diverso…Starei più in panchina, seduto! Se hai il vantaggio di vedere da vicino la partita, tanto vale guardarla... Sarei tra Rocco e Liedholm, il primo era più caldo ma non è che in campo facesse chissà che, Liedholm non si muoveva proprio. L’unica volta che si è alzato è quando uno a bordo campo faceva casino, ha detto “ti do un pugno di vantaggio, poi cominciamo a litigare”. Si sono messi tutti a ridere. Gli allenatori bravi sono quelli che vincono, anzi quelli le cui squadre vincono. Perché in campo vanno i giocatori. Poi l’allenatore è l’unico che paga, il presidente da solo non si manda via, i giocatori non li puoi cambiare tutti. Fa parte del ruolo, per fortuna adesso guadagnano tanto. È per quello che sono sempre lì a ripetere 3-5-2, devono dimostrare che sono bravi strategicamente, devono raccontarla un po’, io non ho quella mentalità. Di sicuro non mi prenderei i meriti, ma sarei pronto a prendere le colpe. Ripartirei dalla tecnica. Se non torniamo a insegnare la tecnica individuale prima dell’aspetto fisico atletico non andiamo lontano. Il pallone deve prevalere sempre». Ultima riflessione sulla Var: «Posso dire che la moviola è nata per stabilire se il mio tiro nel derby del ’67 era gol o no. Alla Var all’inizio ero contrario, ora dico: se c’è perfezioniamola il più possibile, perché la Var non può sbagliare. Certo ci fosse stata ai miei tempi mi avrebbe risparmiato un bel po’ di storie».


Tags: milan rivera Tavecchio

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