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Antognoni: Tifavo Milan, stavo per passare alla Juve

16/10/2020 11:24

Antognoni: Tifavo Milan, stavo per passare alla Juve |  Sport e Vai

"Da bambino ero un tifoso del Milan, tutta la mia famiglia era milanista, a cominciare da mio padre, io mi sono adeguato alla situazione, la prima partita che ho visto di Serie A, a 9 anni, fu a Bologna, Bologna-Milan. Andai a vedere i rossoneri. Ho sempre sognato di fare il calciatore, come tanti bambini, è chiaro che prevale la passione". Giancarlo Antognoni è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", parlando un po’ di se: "Una notte indimenticabile? Quella del mondiale ti rimane per tutta la vita. Poi ci sono anche altre notti, non moltissime nella mia carriera, però quella indelebile rimane quella di Madrid, dopo la vittoria della Coppa del Mondo".

In carriera una sola vera maglia, quella della Fiorentina: "Sono sempre rimasto a Firenze, la gente ha apprezzato molto la mia scelta. L'ultimo a fare una cosa del genere è stato Totti. Oggi è più difficile, ci sono tante sirene allettanti. Prima c'era un legame diverso con le società, oggi il giocatore diventa quasi proprietario di se stesso. La scelta che ho fatto, pur non vincendo molto con la Fiorentina, è stata giusta. A 31 anni dal mi addio del calcio, grazie al mio rapporto con Firenze, è come se giocassi ancora. Trovo sempre, ancora, persone che mi riconoscono, che si ricordano di quello che abbiamo passato insieme. Fa piacere essere riconosciuti, considerati, soprattutto per il motivo di essere stato fedele a una città e a una squadra. Ci è mancato lo scudetto, ci siamo andati vicinissimi nell'anno in cui ho saltato quindici partite per un infortunio. Chissà se avessi giocato come sarebbe andato a finire quel campionato. E' il mio rimpianto". Già perchè per la Fiorentina ha rischiato anche la vita. Il 22 novembre del 1981, dopo un impatto con il portiere del Genoa Martina, il cuore di Antognoni si è fermato: "Ricordo poco di quel momento, sono svenuto, mi sono risvegliato negli spogliatoi. Riconoscevo le persone, fu di buon auspicio. E infatti dopo quattro mesi ho ricominciato a giocare e ho fatto il mondiale".

Antognoni ricorda con affetto Bearzot: "Era un padre per noi. Gli allenatori prima erano diversi da quelli di oggi. La tattica non prevaleva sul singolo, come accade oggi. Ai tempi nostri c'era meno tattica e più fantasia, gli allenatori erano più padri che allenatori, cercavano di metterti in campo in condizioni ottimali dal punto di vista mentale. L'allenatore con cui mi sono trovato meglio? Ne ho avuti tanti, da Liedholm a Bersellini, ho avuto allenatori che mi hanno sempre dato qualcosa di positivo. Forse con Agroppi ho avuto qualche dissidio quando mi sono infortunato, nel 1893. Volevo rientrare e non mi voleva far rientrare. Qualche dissidio c'è stato". C'è stato anche un momento in cui stava per lasciare Firenze: "Potevo andare alla Juve nel 78 e alla Roma nel 1980. I giallorossi mi volevano a tutti i costi, andai a cena con Viola, a casa sua, ma alla fine scelsi di rimanere a Firenze. E penso ancora oggi di aver fatto la scelta giusta".


Tags: juventus antognoni bearzot

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