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Addio a Cruyff, il calciatore del secolo

24/03/2016 14:16

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"Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia". C’è anche questa tra le tante frasi celebri di Johan Cruyff, che se n’è andato oggi a 68 anni, rapìto da quel tumore ai polmoni che pensava di poter dribblare come faceva quand’era il Poeta del gol in campo. L’olandese volante nel 1999 era stato eletto miglior calciatore europeo del secolo e basterebbe questo per capire il valore e la portata di Cruyff, nome tanto facile da pronunciare come difficile da scrivere visto che ne esistono almeno 3-4 versioni con e senza j, con e senza i. Ma tutti lo conoscevano, prima da fenomeno in campo e poi da stratega in panchina. Nato il 25 aprile del 1947 ad Amsterdam, da una famiglia modesta, si era ritrovato subito a vivere a pochi passi dallo stadio dell’Ajax, che sarebbe stata la sua casa per anni. Ci entrò a soli 10 anni e non ne sarebbe uscito se non da fuoriclasse mondiale affermato.

LA CARRIERA -  “Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare". Così soleva dire l’olandese, per tre volte premiato con il Pallone d'Oro (1971, 1973 e 1974).  In carriera ha giocato nell’ Ajax dal 1964-65 al 1972-73 e dal 1981-82 al 1982-83; nel Feyenoord nel 1983-84, segnando 223 gol in 307 partite; 6 stagioni nel campionato spagnolo (nel Barcellona dal 1973-74 al 1977-78; nel Levante nel 1980-81) con 48 gol in 140partite; due stagioni nel campionato statunitense (Los Angeles Aztecs nel 1979; Washington Diplomats nel 1980) con 25 gol in 53 partite. Con la nazionale olandese ha disputato dal 1966 al 1977 48 partite e ha segnato 33 reti, arrivando alla finale, persa contro la Germania Ovest, del Mondiale 1974.  In bacheca una coppa Intercontinentale (1972), una Supercoppa d’Europa (1972), 3 coppe Campioni (1971, 1972 e 1974), 9 campionati d’ Olanda (1966, 1967, 1968, 1970, 1972, 1973, 1982, 1983 e 1984), un campionato di Spagna 1974, 6 coppe d’ Olanda (1967, 1970, 1971, 1972, 1983 e 1984), una coppa di Spagna (1978). Ha vestito per 45’ anche la maglia del Milan, nel Mundialito ’81 contro il “suo “ Feyenoord ma non era più il campione di un tempo  e non fu ingaggiato dai rossoneri, che ritroverà poi da avversario quando divenne allenatore.

LE FRASI - Un’altra sua frase da ricordare è questa: “Quando l'allenatore dà lo stop senti il cuore che batte vertiginosamente, sembra che debba scoppiarti nel petto: devi riuscire a ricondurlo al suo ritmo normale in meno di due minuti. Se non ci riesci è meglio che apri una tabaccheria o tenti di diventare Presidente del Consiglio: vuol dire che hai sbagliato mestiere". Da tecnico la sua carriera è stata quasi pari a quella da calciatore. Ha  guidato l’ Ajax, dal 1985-86 al 1987-88, conquistando 2 coppe d’ Olanda (1986 e 1987) e 1 coppa Coppe (1987); il Barcellona, dal 1988-89 al 1995-96, vincendo 4 campionati di Spagna (1991, 1992, 1993 e 1994), una coppa di Spagna (1990), una coppa Coppe (1989), una coppa Campioni (1992) e una Supercoppa Europea (1992). “Quando allenavo il Barça, ricordo che con Koeman o con Stoichkov giocavamo a non mettere dentro la palla, troppo facile, ma a colpire la traversa o uno dei pali, proprio per aumentare la precisione del tiro" diceva. La sua eredità da allenatore è stata presa  da tanti tecnici, che si sono ispirati alle sue idee: il Milan di Arrigo Sacchi, l’Arsenal d’Arsène Wenger, lo stesso Bayern de Guardiola, sono tutti “figli” suoi . Ed oggi, sicuramente, si sentiranno orfani.


Tags: milan barcellona cruyff

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