Frustrazione e delusione. Il day after di Mark Cavendish non può regalare gioie, pesa ancora la sconfitta alle Olimpiadi di Londra 2012 dove è stato beffato dal “vecchio” Vinokourov. Ha poco da rimproverarsi Cavendish che invece accusa le squadre rivali, e in particolare l’Australia, di avergli impedito di vincere la medaglia d’oro. Quanta fatica per nulla per il 27enne britannico favoritissimo alla vigilia che ha guidato il gruppo per cinque ore e mezzo, acclamato da una folla stimata in un milione e mezzo di persone. Gli è mancato il colpo d’ala nel finale ma per Cavendish la colpa principale è stato il boicottaggio degli altri. Anche a distanza di ore il campione delle due ruote non si capacita: “Sembra che la maggior parte delle squadre siano felici non perché avessero vinto loro ma perché non abbiamo vinto noi. Funziona così evidentemente, vuol dire che siamo una grande squadra e che tutti ci temono ma è una grande amarezza e una forte delusione: nessuno ha voluto aiutarci. Gli australiani erano fermi e basta, sono felici di farci perdere. Mi farebbe piacere dire che è così che funziona ma non è così. In corsa abbiamo fatto tutto quello che avevamo preventivato alla vigilia, abbiamo dato tutto ma non vogliamo accampare scuse. Non ho vinto una medaglia ma posso essere orgoglioso di quello che ha fatto la squadra e dell’affetto dei nostri tifosi”. Omaggiata anche dal principe Carlo e da Camilla Parker, prima di partire, la squadra britannica era da tutti considerata troppo forte, troppo temuta, troppo vincente al Tour de France (vittoria di Wiggins su Froome), troppo pronosticata, per risultare anche simpatica. Così l’oro è andato a questo corridore di 38 anni, che ha battuto in una volata a due il colombiano Rigoberto Uran Uran e che chiude qui la sua controversa carriera ovvero Aleksandr Vinokourov, uno con il passato da dopato e che si è beccato anche due anni di sospensione per valori anomali di globuli rossi nel sangue. A 38 anni conclude la sua carriera con l'oro olimpico, quasi una riabilitazione. E dire che nel 2007, quando venne fermato dall'Uci al Tour, aveva annunciato il suo ritiro. Una promessa poi mai mantenuta. Ieri è partito ai 150 metri come una scheggia bruciando il colombiano Rigoberto Uran Uran, scattato prima di lui, superandolo a destra in stile British. "Dopo il Tour ero stanco, ma all'Olimpiade volevo esserci a tutti i costi. E' incredibile", ha detto il kazako.
Stefano Grandi – Sportevai.it
domenica, 29 luglio 2012
Frustrazione e delusione. Il day after di Mark Cavendish non può regalare gioie, pesa ancora la sconfitta alle Olimpiadi di Londra 2012 dove è stato beffato dal “vecchio” Vinokourov. Ha poco da rimproverarsi Cavendish che invece accusa le squadre rivali, e in particolare l’Australia, di avergli impedito di vincere la medaglia d’oro. Quanta fatica per nulla per il 27enne britannico favoritissimo alla vigilia che ha guidato il gruppo per cinque ore e mezzo, acclamato da una folla stimata in un milione e mezzo di persone. Gli è mancato il colpo d’ala nel finale ma per Cavendish la colpa principale è stato il boicottaggio degli altri. Anche a distanza di ore il campione delle due ruote non si capacita: “Sembra che la maggior parte delle squadre siano felici non perché avessero vinto loro ma perché non abbiamo vinto noi. Funziona così evidentemente, vuol dire che siamo una grande squadra e che tutti ci temono ma è una grande amarezza e una forte delusione: nessuno ha voluto aiutarci. Gli australiani erano fermi e basta, sono felici di farci perdere. Mi farebbe piacere dire che è così che funziona ma non è così. In corsa abbiamo fatto tutto quello che avevamo preventivato alla vigilia, abbiamo dato tutto ma non vogliamo accampare scuse. Non ho vinto una medaglia ma posso essere orgoglioso di quello che ha fatto la squadra e dell’affetto dei nostri tifosi”. Omaggiata anche dal principe Carlo e da Camilla Parker, prima di partire, la squadra britannica era da tutti considerata troppo forte, troppo temuta, troppo vincente al Tour de France (vittoria di Wiggins su Froome), troppo pronosticata, per risultare anche simpatica. Così l’oro è andato a questo corridore di 38 anni, che ha battuto in una volata a due il colombiano Rigoberto Uran Uran e che chiude qui la sua controversa carriera ovvero Aleksandr Vinokourov, uno con il passato da dopato e che si è beccato anche due anni di sospensione per valori anomali di globuli rossi nel sangue. A 38 anni conclude la sua carriera con l'oro olimpico, quasi una riabilitazione. E dire che nel 2007, quando venne fermato dall'Uci al Tour, aveva annunciato il suo ritiro. Una promessa poi mai mantenuta. Ieri è partito ai 150 metri come una scheggia bruciando il colombiano Rigoberto Uran Uran, scattato prima di lui, superandolo a destra in stile British. "Dopo il Tour ero stanco, ma all'Olimpiade volevo esserci a tutti i costi. E' incredibile", ha detto il kazako.
Stefano Grandi – Sportevai.it

