Calciomercato Inter, Stramaccioni: “Non sono lo Special Two ma merito rispetto”

Calciomercato Inter, Stramaccioni: “Non sono lo Special Two ma merito rispetto”
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Il sospetto che il vero colpo da maestro del calciomercato dell’Inter fosse stata l’intuizione di prendere un tecnico giovanissimo e senza esperienza di serie A e metterlo sulla panchina di un club blasonato da rifondare, sia pure in parte, era venuto già da un po’. Ora che è arrivata la nona vittoria di fila, tra campionato e coppe, e per giunta sul campo della Juventus, con tanto di cartello di stop alla striscia delle 49 gare da imbattuta per Stramaccioni è l’apoteosi. Anche perché l’Inter la partita l’ha vinta soprattutto grazie alle sue mosse, oltre che per la prestazione straordinaria della squadra. La scelta di puntare sul tridente, nonostante alla vigilia tutti pensassero ad uno schieramento più prudente, è stata decisiva ed è per questo che il tecnico dell’Inter ancor prima di analizzare la partita replica al dg bianconero Marotta, Il dirigente juventino nel prepartita era stato un po’ superficiale nel commentare le scelte dell’allenatore rivale: “Il tridente? Sapevo della spensieratezza tattica di Stramaccioni, ma non siamo impreparati, abbiamo preparato bene la partita". Parole che hanno fatto salire il sangue alla testa a Stramaccioni già prima che iniziasse la gara, scontato che dopo il successo il tecnico nerazzurro – che le cose non se le tiene mai – vada a replicare: “Ho cercato di preparare bene la partita, m'ha dato un po' di fastidio il comportamento sul mio atteggiamento tattico della dirigenza della Juventus, magari adesso il Dott. Marotta la pensa diversamente...Noi lavoriamo sodo durante la settimana, abbiamo dimostrato di poter giocare con i campioni d'Italia, ci vuole rispetto. E non parlo degli episodi... Il tridente era il miglior modo per affrontare la Juventus, loro corrono tanto, ma noi li abbiamo bloccati, soffrendo in alcuni reparti, ma non dando riferimento con i 3 d'attacco. La sostituzione di Lichtsteiner li ha portati a mettersi a 4, potevamo anche perdere, ma io l'ho vista così, preparata così, e basta. "Ho sentito con le mie orecchie che lui ironizzava sul tridente, ma loro sono così. Non mi è piaciuta questa ironia, sono curioso di sentire come commenta adesso. E non parliamo degli episodi. Adesso non voglio fare polemica, però sentire Marotta fare ironia sulla nostra spensieratezza me lo sarei riservato a fine gara se fosse andata bene per loro, visto che dopo 35 minuti hanno tolto un esterno per difendersi, o almeno spero sia così. Ha detto che era un complimento? Ci sono le immagini, guardate voi stessi se era ironia o no e giudicate. Questa Inter ha preparato la gara in ogni centimetro e merita rispetto, poi magari sarò permaloso io, concedetemi un difetto". I paragoni con Mourinho da oggi saranno forse meno ingombranti ma Strama non si sente lo special Two: “No, io sono un tecnico giovane che vuole imparare partita dopo partita. Io preparo le partite sempre come se fossero le ultime per me. Io ho detto due cose alle quali non ci credeva nessuno, e alla fine si sono avverate. Sono felicissimo, ma ora piedi per terra”.

VITTORIA…SUL CAMPO. Dopo aver capito bene cosa sia la rivalità tra Inter e Juve il tecnico nerazzurro si lancia in un’altra battuta che farà felici i suoi tifosi: "Qui parlano tutti di sul campo, sul campo, sul campo. Ma noi siamo venuti qui a Torino e abbiamo vinto, sul campo. Questo mi basta...". Poi Stramaccioni motiva le sue scelte: “Non do mai la formazione prima, perché devo dare un vantaggio agli avversari? Quando ho detto ai tre davanti che avrebbero giocato, erano forse un po' sorpresi ma hanno fatto un lavoro pazzesco su Pirlo. Sul piano della reazione mentale, coi ragazzi ero sicuro che avremmo ripreso la partita, che avremmo provato a vincerla. La forza si vede anche in queste cose, abbiamo vinto ed è la cosa più importante. Io avevo già le idee molto chiare su come affrontare la Juventus. Sicuramente avrei accettato anche di perdere ma non di essere dominato dalla Juve. Ce la giochiamo, abbiamo calciatori forti, questa è la mia mentalità e sono stato scelto per questo”. L’autoelogio finisce quando Stramaccioni dà il merito ai giocatori: “perché sono loro a mettere in pratica le mie idee. Hanno vinto la partita contro la squadra più forte d’Italia o quella che era considerata tale. Ci manca ancora solidità ma penso che abbiamo ancora margini di crescita, lavoriamo perché è un niente tornare indietro”.

 L’ARBITRAGGIO. La vittoria consente di parlare con più serenità della topica arbitrale sul gol di Vidal: "La reazione è stata la cosa più importante, in quel momento l'Inter poteva sbandare dopo il gol a freddo e invece ha preso in mano la partita e ai ragazzi ho detto che si poteva vincere. Il campo ci ha dato ragione. La Juve è andata in vantaggio dopo poco, ma io voglio solo parlare di calcio e il rammarico era dovuto al gol dopo pochi secondi. Però dopo l’episodio su Giovinco ho capito il metro di Tagliavento. Ma va beh, io sono bravo più a parlare di calcio”. Non mette limiti alla gioia il tecnico nerazzurro, non è questo il suo giorno più bello: “Il giorno più bello della mia carriera è quando il Presidente mi ha scelto, non abbiamo fatto ancora niente, siamo all'undicesima giornata. Hanno dovuto cambiare dopo 45', quindi li abbiamo messi in difficoltà. Per contenere i tre d'attacco, dovevano per forza lasciare spazio a Nagatomo. E' stato bravo a sfruttare. Io l'avevo detto che volevo vincere ieri in conferenza, non m'ha creduto nessuno...”. Per Stramaccioni i meriti dell’Inter sono superiori ai demeriti dei bianconeri che non ha visto in calo:  “Io dico che abbiamo provato a preparare la gara cercando di sfruttare i loro pochi punti deboli. Non abbiamo quasi mai permesso alla Juve di giocare dal fondo, chiudendo sempre bene. Buffon è sempre stato costretto a rinviare, se cercate le altre partite della Juventus forse solo con la Fiorentina lo aveva fatto. E noi non ci siamo mai fatto aggredire. Poi, il resto chiedetelo ad Alessio”.

L’ORGOGLIO. Ma allo scudetto ci pensa? “E’ lunghissima, l’importante è che siamo cresciuti. E Moratti mi ha chiesto di portare la squadra in Champions. Sapevamo di affrontare la squadra più forte ma più che parlare solo della vittoria penso che nessuno in Italia aveva messo in difficoltà la Juve sul piano del gioco, tolti i primi dieci minuti dopo aver accusato il gol dopo appena 20 secondi , abbiamo dato un segnale importante per la nostra crescita. Certo gol dopo 20 secondi, non ho fatto neanche in tempo a scendere la scaletta, mi sono detto 'Benvenuto a Torino Andrea... Non sono esaltato, sono contento ma la strada è lunghissima e domenica con l'Atalanta sarà durissima. La mia consacrazione? I ragazzi mettono in campo quello che gli dico in settimana e non è da tutti venire a vincere qui facendo la partita per grandi tratti, complimenti ai miei per la grande partita. E tengo a precisare che giocare con questa Juve con i tre attaccanti era il miglior modo per metterli in difficoltà. Due derby vinti e ora vittoria a Torino: sono contentissimo certo, orgoglioso di essere l'allenatore dell'Inter perché i nostri tifosi dopo stagioni negative meritavano queste gioie, non abbiamo fatto niente ma stiamo dando tutto noi stessi per farcela. Vedere mettere grande impegno e sostanza sul campo anche da giocatori che da alcuni erano giudicati finiti o non adeguati qualche mese fa è la più grande soddisfazione. Dove abbiamo vinto la partita? In un mix di tanti fattori, credendoci, non venendo a Torino a difenderci o avere timori reverenziali verso la squadra campione d'italia. E' l'allenatore che deve dare per primo questi segnali. Siamo l'Inter e siamo all'undicesima giornata ancora, l'unica cosa che non doveva succedere era tornare a casa con le pive nel sacco, e non è successo". Infine l’elogio a Guarin che è entrato risultando decisivo: "Importantissimo, oggi si è sacrificato in nome del tridente perchè quando gioco con due mediani bassi preferisco due giocatori come Cambiasso e Gargano di gran lettura tattica, lui è più un interno. Avevamo pensato a lui come soluzione anche in caso uno degli attaccanti andasse a corto di ossigeno e difatti il suo ingresso in campo è stato determinante. Ha portato aol gol col suo tiro, si è fatto trovare a disposizione al momento giusto dimostrando anche come tutti i giocatori siano pronti e motivati, in ogni momento, dal primo all'ultimo".

 Stefano Grandi

 (foto: www.imagephotoagency.it)



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