Stagione segnata da poche luci e molte ombre quella del Milan, incapace di far valere l’esperienza dei suoi uomini chiave nel momento decisivo.
In campionato la squadra di Allegri ha passato una primavera orribile: i rossoneri avevano dalla loro il fattore campo, potendo disputare sei partite su otto a San Siro, ma alla Scala del calcio la prima non è stata buona, così come le repliche. Rimarrà indelebile nel cuore di tifosi rossoneri l’affronto di Amauri, resusiscitato come Araba Fenice per regalare un’assurda vittoria alla Fiorentina, per poi ripiombare nel baratro in cui da qualche stagione è sprofondato. Il successivo pareggio col Bologna ha palesato tutti i limiti della squadra di Allegri, spremuta da una stagione segnata dai tanti infortuni che hanno affaticato i pochi giocatori rimasti abili. Inoltre, accelerando il recupero per tornare in squadra, molti – non ultimi Tiago Silva e Pato – sono arrivati all’appuntamento col campo in condizioni precarie e l’hanno pagata cara con stop ancora più lunghi.
Un'altra causa della deludente annata rossonera si può rintracciare nel rapporto conflittuale fra Allegri e i giocatori della vecchia guardia, che non a caso hanno abbandonato la nave a fine stagione. Ad influire sulla loro scelta è stata di sicuro l’età, ma hanno avuto il loro peso anche gli screzi con l’allenatore, accusato da più parti di essere Ibrahimovic dipendente (come il Milan del resto); pronto cioè a esaudire ogni desiderio dello svedese purché, beninteso, non entrasse in conflitto con i diktat societari impartiti dal presidentissimo Berlusconi (vedi la scelta di tenere Pato nel mercato di gennaio e schierarlo a Barcellona appena rientrato dalle cure negli Usa).
Per la sua attitudine al comando, e per il suo desiderio di essere l’unico gallo nel pollaio, non sono stati pochi i compagni che hanno manifestato il loro fastidio nei confronti di Ibra e dei suoi atteggiamenti da prima donna. Nessuno è arrivato al livello di Onyewu, che lo scorso anno si picchiò con lo svedese in allenamento e poi fu scaricato dal Milan; quel che certo, però, è che i dissapori dello spogliatoio si scontano poi sul campo, come si è potuto notare nelle ultime giornate, quando una squadra scarica e senza più mordente si è offerta come vittima sacrificale di un Inter più che derelitta, regalando ai cugini il derby e alla Juve la passerella scudetto. Meglio di così non poteva proprio andare. Per gli altri, appunto.
Sportevai.it
martedì, 22 maggio 2012
Stagione segnata da poche luci e molte ombre quella del Milan, incapace di far valere l’esperienza dei suoi uomini chiave nel momento decisivo.
In campionato la squadra di Allegri ha passato una primavera orribile: i rossoneri avevano dalla loro il fattore campo, potendo disputare sei partite su otto a San Siro, ma alla Scala del calcio la prima non è stata buona, così come le repliche. Rimarrà indelebile nel cuore di tifosi rossoneri l’affronto di Amauri, resusiscitato come Araba Fenice per regalare un’assurda vittoria alla Fiorentina, per poi ripiombare nel baratro in cui da qualche stagione è sprofondato. Il successivo pareggio col Bologna ha palesato tutti i limiti della squadra di Allegri, spremuta da una stagione segnata dai tanti infortuni che hanno affaticato i pochi giocatori rimasti abili. Inoltre, accelerando il recupero per tornare in squadra, molti – non ultimi Tiago Silva e Pato – sono arrivati all’appuntamento col campo in condizioni precarie e l’hanno pagata cara con stop ancora più lunghi.
Un'altra causa della deludente annata rossonera si può rintracciare nel rapporto conflittuale fra Allegri e i giocatori della vecchia guardia, che non a caso hanno abbandonato la nave a fine stagione. Ad influire sulla loro scelta è stata di sicuro l’età, ma hanno avuto il loro peso anche gli screzi con l’allenatore, accusato da più parti di essere Ibrahimovic dipendente (come il Milan del resto); pronto cioè a esaudire ogni desiderio dello svedese purché, beninteso, non entrasse in conflitto con i diktat societari impartiti dal presidentissimo Berlusconi (vedi la scelta di tenere Pato nel mercato di gennaio e schierarlo a Barcellona appena rientrato dalle cure negli Usa).
Per la sua attitudine al comando, e per il suo desiderio di essere l’unico gallo nel pollaio, non sono stati pochi i compagni che hanno manifestato il loro fastidio nei confronti di Ibra e dei suoi atteggiamenti da prima donna. Nessuno è arrivato al livello di Onyewu, che lo scorso anno si picchiò con lo svedese in allenamento e poi fu scaricato dal Milan; quel che certo, però, è che i dissapori dello spogliatoio si scontano poi sul campo, come si è potuto notare nelle ultime giornate, quando una squadra scarica e senza più mordente si è offerta come vittima sacrificale di un Inter più che derelitta, regalando ai cugini il derby e alla Juve la passerella scudetto. Meglio di così non poteva proprio andare. Per gli altri, appunto.
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