
Sarà strano, sarà doloroso, sarà da piangere. Alessandro Del Piero saluterà questo pomeriggio il popolo juventino. A casa sua, lo Juventus Stadium, il quarto stadio della sua era, della sua storia che da 19 anni a questa parte ha un solo paio di colori, il bianco e il nero, ha un solo nome: Juventus.
Non sarà tecnicamente l'ultima di Alex in Italia e con la Juventus, inutile separare le cose visto che coincidono. Domenica prossima la finale di Coppa Italia potrebbe essere la sua apoteosi. Ma non servirà, non aggiungerà niente, non toglierà niente. Perchè per 703 volte lui la maglia bianconera l'ha indossata, l'ha onorata, l'ha impreziosita con le sue gemme, tante, 208 per la precisione.

Negli occhi di chi con lui è cresciuto, ha cullato un sogno, da bambino o ragazzo è diventato uomo, invecchiando, esultando, disperandosi, emozionandosi ad ogni dribbling, ad ogni rete, ad ogni esultanza, ad ogni linguaccia, ad ogni sua caduta.
Lui stesso da giovanissimo patavino di San Vendemmiano è cresciuto, è diventato uomo, si è sposato, ha avuto 3 figli.

Eh sì perchè Juventus e Del Piero in questi anni sono stati una cosa unica. Gioie e dolori in simbiosi, complementari come solo i grandi amori sanno esserlo.
Chi si ricorda il gol alla Reggiana nel Settembre del '93, venti secondi dopo il suo ingresso in campo, non può dimenticare quello, tra i più amari, alla Reggina del 15 Maggio del 2006. Cominciava, il primo, la storia del più grande campione di tutti i tempi della Juventus capace di superare Scirea e Boniperti, Sivori e Charles, Platini e Zoff. Cominciava, il secondo il tunnel della Serie B in coincidenza dello scudetto numero 29 che solo lui poteva suggellare come solo lui e pochi altri potevano accettare di andarsene in B con il titolo mondiale appena vinto.

Boniperti l'ha preso, la triade l'ha valorizzato, l'avvocato Agnelli l'ha spronato, l'avv. Chiusano l'ha consolato, Andrea Agnelli lo ha riconfermato salvo poi congedarlo. Trapattoni l'allenatore che lo ha fatto esordire, Lippi quello che lo ha lanciato e consacrato titolarissimo mettendo ai margini un certo Roberto Baggio. Ancelotti lo ha aiutato a ritornare dopo il ginocchio spappolato a Udine, Lippi, ancora, gli ha costruito attorno un'altra Juventus vincente. Capello lo ha centellinato, lo ha fatto soffrire con mille panchine, a lui Del Piero ha regalato una punizione scudetto contro l'Inter, una delle prime e più famose linguacce. Con Deshamps ha condiviso la B da capocannoniere, idem con Ranieri ma in Serie A l'anno dopo e quello ancora dopo con il capolavoro del Santiago Bernabeu inchinatosi alla doppietta di Re Alex.

Poi Ferrara, Zaccheroni, Delneri. Non sempre solo gioie ma lui sempre lì a metterci la faccia ed il piede, quello incredibile del gol alla Fiorentina il 4 Dicembre del '94 (per Alex il più bello di sempre) quello al River Plate il 26 Novembre del '96 con tanto di Coppa Intercontinentale e molti altri ancora come quelli "alla Del Piero" marchio di fabbrica da "All rights reserved".
Emozioni da nulla se confrontate con quello del 18 Febbraio del 2001 pochi giorni dopo la scomparsa del padre, il momento del dolore più forte da urlare a tutto il mondo davanti ad una telecamera.

Ha chiuso alla grande, ha chiuso da campione d'Italia portando la terza stella ai suoi tifosi, alla sua squadra, alla sua ragione di vita sportiva. Pochi gol ma pesanti. Ha segnato alle grandi. Ha punito Roma e Milan in coppa, l'Inter e la Lazio in campionato con due gol "cruciali" sulla via dello scudetto.
"I giocatori passano, la Juventus resta" recita una frase; sarà difficile ripetersela in testa, oggi, domenica prossima, dopo il suo addio specie per chi 20 anni fa guardando il torneo di Viareggio e un ragazzino preso dal Padova scorrazzare con la maglia numero 10 della Juve primavera per i campi toscani, disse: "Questo ragazzino diventerà un fenomeno".
Che dire di più se non "Ciao Alex, ciao leggenda, storia, mito".
Luca Fusco - Sportevai.it