Trenta o ventotto, poco conta almeno oggi, ieri. La Juventus è campione d'Italia, di nuovo dopo tanto tempo. Dopo la serie B, dopo l'onta, giusta o ingiusta, di calciopoli, dopo le difficoltà e gli errori nella ricostruzione di una squadra che dominava e che da un po' di tempo, troppo tempo per i suoi standard era diventata un'anonima compagine dal ricco blasone. Juventus campione d'Italia davanti al Milan, sopra l'errore sul gol fantasma di Muntari, sopra le dicerie di un Conte non pronto e di una squadra senza top player in attacco.
Già il tecnico bianconero ha riportato quello che negli ultimi anni era clamorosamente mancato. Il gruppo ma ancor prima la fame di vittorie. Undici leoni o piemontesi tosti come amava definirli l'avvocato Agnelli.
Oltre tutte le somiglianze caratteriali, di ricostruzione e compattamento del gruppo relative soprattutto alla prima Juve di Lippi con questa neo vincitrice di Conte, ieri è successo qualcosa di incredibile.
Nel decennale del 5 maggio 2002, un giorno dopo, la Juve di Conte vince 0-2 fuori casa nella regione Friuli Venezia Giulia (Udinese/Trieste) mentre la nostra antagonista per lo scudetto (Inter/Milan) perde fuori casa 4-2 contro una squadra in lotta per l'Europa (Lazio/Inter).
Ma ancora più emblematico è stato vedere ad un certo punto della partita Conte fare segno ai giocatori in campo che il Milan perdeva 3-2 contro l'Inter così come Lippi non esitò a comunicare alla squadra che la Lazio stava asfaltando l'Inter di Cuper e Ronaldo.
Un bunker in difesa; rivitalizzanti tutti in un reparto colabrodo lo scorso anno: Barzagli, Chiellini, Bonucci, poi Caceres ed infine Buffon. Un possesso palla stile Barcellona con un metronomo di quelli che non se ne trovano così tanti in giro: Andrea Pirlo. Un regalo, arrivato da Milano. Qualcuno al Milan si sta pentendo, o forse si è già pentito a stagione in corso. Il regista della nazionale ha dettato i tempi giusti al centrocampo della Juve sostenuto dai muscoli di Marchisio e Vidal. Attacco non fatto di stelle ma per arrivare alla stella, la terza. Vucinic incostante ma determinante a Trieste come in altre occasioni. Poi i gol di Matri, di Quagliarella e di Borriello all'occorrenza nel finale. Infine lui, Alex Del Piero, la bandiera, il mito, la leggenda, la storia. Quella che è riuscito a riscrivere con un gol pesante come pochi allo Juventus Stadium contro la Lazio. Tutto questo è stata la Juventus campione d'Italia, forse non la squadra più forte sulla carta ma la squadra che è diventata la più forte sul campo.
Luca Fusco - Sportevai.it
lunedì, 07 maggio 2012
Trenta o ventotto, poco conta almeno oggi, ieri. La Juventus è campione d'Italia, di nuovo dopo tanto tempo. Dopo la serie B, dopo l'onta, giusta o ingiusta, di calciopoli, dopo le difficoltà e gli errori nella ricostruzione di una squadra che dominava e che da un po' di tempo, troppo tempo per i suoi standard era diventata un'anonima compagine dal ricco blasone. Juventus campione d'Italia davanti al Milan, sopra l'errore sul gol fantasma di Muntari, sopra le dicerie di un Conte non pronto e di una squadra senza top player in attacco.
Già il tecnico bianconero ha riportato quello che negli ultimi anni era clamorosamente mancato. Il gruppo ma ancor prima la fame di vittorie. Undici leoni o piemontesi tosti come amava definirli l'avvocato Agnelli.
Oltre tutte le somiglianze caratteriali, di ricostruzione e compattamento del gruppo relative soprattutto alla prima Juve di Lippi con questa neo vincitrice di Conte, ieri è successo qualcosa di incredibile.
Nel decennale del 5 maggio 2002, un giorno dopo, la Juve di Conte vince 0-2 fuori casa nella regione Friuli Venezia Giulia (Udinese/Trieste) mentre la nostra antagonista per lo scudetto (Inter/Milan) perde fuori casa 4-2 contro una squadra in lotta per l'Europa (Lazio/Inter).
Ma ancora più emblematico è stato vedere ad un certo punto della partita Conte fare segno ai giocatori in campo che il Milan perdeva 3-2 contro l'Inter così come Lippi non esitò a comunicare alla squadra che la Lazio stava asfaltando l'Inter di Cuper e Ronaldo.
Un bunker in difesa; rivitalizzanti tutti in un reparto colabrodo lo scorso anno: Barzagli, Chiellini, Bonucci, poi Caceres ed infine Buffon. Un possesso palla stile Barcellona con un metronomo di quelli che non se ne trovano così tanti in giro: Andrea Pirlo. Un regalo, arrivato da Milano. Qualcuno al Milan si sta pentendo, o forse si è già pentito a stagione in corso. Il regista della nazionale ha dettato i tempi giusti al centrocampo della Juve sostenuto dai muscoli di Marchisio e Vidal. Attacco non fatto di stelle ma per arrivare alla stella, la terza. Vucinic incostante ma determinante a Trieste come in altre occasioni. Poi i gol di Matri, di Quagliarella e di Borriello all'occorrenza nel finale. Infine lui, Alex Del Piero, la bandiera, il mito, la leggenda, la storia. Quella che è riuscito a riscrivere con un gol pesante come pochi allo Juventus Stadium contro la Lazio. Tutto questo è stata la Juventus campione d'Italia, forse non la squadra più forte sulla carta ma la squadra che è diventata la più forte sul campo.
Luca Fusco - Sportevai.it

