L'Italia esce con le ossa rotte contro la Spagna, nella finale degli Europei 2012. Il giudizio al termine della partita è stato unanime: il quattro a zero è senza appello, la Roja è stata (anzi è in assoluto) nettamente superiore alla Nazionale. Eppure, questa sorta di pensiero unico che monopolizza le ore post match, e che sta riempiendo telegiornali, talk show e carta stampata, può non essere condiviso. Se invece di soffermarsi sul pesante punteggio finale, infatti, si procede con una lettura meno superficiale della partita, si può tranquillamente affermare che la sconfitta dell'Italia in questa finale è maturata soprattutto per demeriti degli azzurri, e per evidenti errori del nostro ct, Cesare Prandelli. Il quale, non va scordato, ha compiuto un lavoro eccellente con la Nazionale, alla quale ha saputo trasmettere una mentalità vincente. L'Italia in questi Europei ha giocato a calcio, ha mostrato di non essere solo catenaccio e contropiede, ha sconfitto selezioni più forti, rendendo orgogliosi i tifosi italiani. E, in tutto questo, la maggior parte del merito è sicuramente di Prandelli, che per fortuna rimarrà ancora alla guida degli azzurri. Detto questo, nella sconfitta con la Spagna, il principale imputato non può che essere il tecnico, che non ha saputo osare, non ha avuto il coraggio di cambiare. Ma la Roja si poteva battere, ed è questo il rammarico maggiore.
MODULO. L'Italia ha avuto l'enorme fortuna di aver incontrato la Spagna nel girone di qualificazione, una partita che aveva dato precise indicazioni sul gioco della Roja, e sul modulo più efficace con cui affrontarla. Il 3-5-2 con cui Prandelli ha fronteggiato gli iberici in quella prima gara si è rivelato lo schema ideale per bloccare il tika-taka spagnolo, che punta ad allargare il gioco grazie a esterni molto alti, per poi colpire nella zona centrale del campo, con improvvisi inserimenti dalla mediana. L'unico modo per controllare il gioco della Spagna è dunque quello di creare densità a centrocampo, bloccando gli esterni della Roja, e mantenendo i centrali a protezione della difesa. Esattamente come era avvenuto a Danzica. E invece in questa finale Prandelli ha deciso di confermare il modulo con cui ha sconfitto la Germania. Un errore prettamente tattico: nel nostro centrocampo a 3, De Rossi e Marchisio si sono trovati a dover uscire a chiudere sugli esterni, lasciando il solo Pirlo in posizione centrale, in balia delle costanti percussioni di Xavi, Iniesta e Fabregas.
FORMAZIONE INIZIALE. Prandelli sarebbe dovuto essere pazzo, diceva qualcuno ieri sera alla Rai, per cambiare 3-4 uomini proprio in finale. Eppure, era quello che andava fatto. La vittoria contro la Germania, in questo senso, è stata deleteria, perchè ha nascosto i problemi che invece erano stati già piuttosto evidenti in quel match. Chiellini, ad esempio, contro i tedeschi era apparso fuori condizione, lento e macchinoso. Il suo recupero lampo ha avuto del miracoloso, ma, terminata l'emergenza, era doveroso non schierarlo in finale, per di più avendo a disposizione Balzaretti, apparso fino a quel momento tra i più in forma degli azzurri. Un altro giocatore che non avrebbe dovuto giocare questo match è Antonio Cassano: il barese è stato incensato per quell'assist meraviglioso inventato con la Germania (in cui ha saltato con leggerezza Hummels versione paracarro), ma per il resto il fantasista del Milan aveva già mostrato abbondantemente di aver finito la benzina. Presentarlo per la sesta (la sesta!) partita consecutiva da titolare, nelle condizioni in cui era, è stata una follia. Prandelli non ha avuto la capacità di inventare una alternativa a Cassano, finendo per esserne dipendente. Inevitabile chiedersi perchè il tecnico non abbia mai considerato Giovinco, che pure ha dimostrato in questa stagione (anche più dello stesso Cassano) di essere un interprete importante per quel ruolo. Infine, avrebbe meritato un turno di riposo anche Marchisio, appannatissimo con la Roja. Eppure il tecnico aveva a disposizione Nocerino, uno dei centrocampisti italiani più in forma, usato invece con il contagocce dal mister.
SOSTITUTIZIONI. Gli errori per quanto riguarda i cambi sono stati conseguenti alla formazione mandata in campo. Chiellini, decisamente non al meglio, si è fatto superare con inquietante facilità da Fabregas nell'occasione del primo gol, e si è infortunato solo dopo 20 minuti, costringendo Prandelli a sprecare subito un cambio. Cassano, come detto, ha mostrato di non avere fiato per reggere la corsa spagnola, ed è stato sostituito dopo appena 45'. Infine, il disastro completo è rappresentato dal cambio di Thiago Motta che, al di là dello sfortunato infortunio, è sembrato completamente inspiegabile. Quale fosse il senso infatti, di usare il terzo e ultimo cambio al 55', per inserire al posto di un buon Montolivo, il lentissimo centrocampista del Psg, sul risultato di due a zero per la Spagna, francamente resta un mistero. L'Italia avrebbe dovuto recuperare il risultato, per cui l'inserimento di un giocatore adatto più a coprire che a offendere come Motta, tra l'altro mai brillante in questi Europei 2012, è stato completamente insensato.
OTTIMISMO. Se la finale è stata un disastro, gli Europei 2012 non possono che essere considerati un successo. La strada intrapresa da Prandelli è quella giusta. L’Italia ha mostrato di saper sorprendere, anche con una squadra sulla carta non certo straordinaria. Ma giovani talenti stanno crescendo nella Under 21, e la speranza è che il ct continui nella politica di ringiovanimento della Nazionale, perché le premesse per fare un grande Mondiale, fra due anni in Brasile, ci sono davvero tutte.
A.Carobbio - Sportevai.it
lunedì, 02 luglio 2012
L'Italia esce con le ossa rotte contro la Spagna, nella finale degli Europei 2012. Il giudizio al termine della partita è stato unanime: il quattro a zero è senza appello, la Roja è stata (anzi è in assoluto) nettamente superiore alla Nazionale. Eppure, questa sorta di pensiero unico che monopolizza le ore post match, e che sta riempiendo telegiornali, talk show e carta stampata, può non essere condiviso. Se invece di soffermarsi sul pesante punteggio finale, infatti, si procede con una lettura meno superficiale della partita, si può tranquillamente affermare che la sconfitta dell'Italia in questa finale è maturata soprattutto per demeriti degli azzurri, e per evidenti errori del nostro ct, Cesare Prandelli. Il quale, non va scordato, ha compiuto un lavoro eccellente con la Nazionale, alla quale ha saputo trasmettere una mentalità vincente. L'Italia in questi Europei ha giocato a calcio, ha mostrato di non essere solo catenaccio e contropiede, ha sconfitto selezioni più forti, rendendo orgogliosi i tifosi italiani. E, in tutto questo, la maggior parte del merito è sicuramente di Prandelli, che per fortuna rimarrà ancora alla guida degli azzurri. Detto questo, nella sconfitta con la Spagna, il principale imputato non può che essere il tecnico, che non ha saputo osare, non ha avuto il coraggio di cambiare. Ma la Roja si poteva battere, ed è questo il rammarico maggiore.
MODULO. L'Italia ha avuto l'enorme fortuna di aver incontrato la Spagna nel girone di qualificazione, una partita che aveva dato precise indicazioni sul gioco della Roja, e sul modulo più efficace con cui affrontarla. Il 3-5-2 con cui Prandelli ha fronteggiato gli iberici in quella prima gara si è rivelato lo schema ideale per bloccare il tika-taka spagnolo, che punta ad allargare il gioco grazie a esterni molto alti, per poi colpire nella zona centrale del campo, con improvvisi inserimenti dalla mediana. L'unico modo per controllare il gioco della Spagna è dunque quello di creare densità a centrocampo, bloccando gli esterni della Roja, e mantenendo i centrali a protezione della difesa. Esattamente come era avvenuto a Danzica. E invece in questa finale Prandelli ha deciso di confermare il modulo con cui ha sconfitto la Germania. Un errore prettamente tattico: nel nostro centrocampo a 3, De Rossi e Marchisio si sono trovati a dover uscire a chiudere sugli esterni, lasciando il solo Pirlo in posizione centrale, in balia delle costanti percussioni di Xavi, Iniesta e Fabregas.
FORMAZIONE INIZIALE. Prandelli sarebbe dovuto essere pazzo, diceva qualcuno ieri sera alla Rai, per cambiare 3-4 uomini proprio in finale. Eppure, era quello che andava fatto. La vittoria contro la Germania, in questo senso, è stata deleteria, perchè ha nascosto i problemi che invece erano stati già piuttosto evidenti in quel match. Chiellini, ad esempio, contro i tedeschi era apparso fuori condizione, lento e macchinoso. Il suo recupero lampo ha avuto del miracoloso, ma, terminata l'emergenza, era doveroso non schierarlo in finale, per di più avendo a disposizione Balzaretti, apparso fino a quel momento tra i più in forma degli azzurri. Un altro giocatore che non avrebbe dovuto giocare questo match è Antonio Cassano: il barese è stato incensato per quell'assist meraviglioso inventato con la Germania (in cui ha saltato con leggerezza Hummels versione paracarro), ma per il resto il fantasista del Milan aveva già mostrato abbondantemente di aver finito la benzina. Presentarlo per la sesta (la sesta!) partita consecutiva da titolare, nelle condizioni in cui era, è stata una follia. Prandelli non ha avuto la capacità di inventare una alternativa a Cassano, finendo per esserne dipendente. Inevitabile chiedersi perchè il tecnico non abbia mai considerato Giovinco, che pure ha dimostrato in questa stagione (anche più dello stesso Cassano) di essere un interprete importante per quel ruolo. Infine, avrebbe meritato un turno di riposo anche Marchisio, appannatissimo con la Roja. Eppure il tecnico aveva a disposizione Nocerino, uno dei centrocampisti italiani più in forma, usato invece con il contagocce dal mister.
SOSTITUTIZIONI. Gli errori per quanto riguarda i cambi sono stati conseguenti alla formazione mandata in campo. Chiellini, decisamente non al meglio, si è fatto superare con inquietante facilità da Fabregas nell'occasione del primo gol, e si è infortunato solo dopo 20 minuti, costringendo Prandelli a sprecare subito un cambio. Cassano, come detto, ha mostrato di non avere fiato per reggere la corsa spagnola, ed è stato sostituito dopo appena 45'. Infine, il disastro completo è rappresentato dal cambio di Thiago Motta che, al di là dello sfortunato infortunio, è sembrato completamente inspiegabile. Quale fosse il senso infatti, di usare il terzo e ultimo cambio al 55', per inserire al posto di un buon Montolivo, il lentissimo centrocampista del Psg, sul risultato di due a zero per la Spagna, francamente resta un mistero. L'Italia avrebbe dovuto recuperare il risultato, per cui l'inserimento di un giocatore adatto più a coprire che a offendere come Motta, tra l'altro mai brillante in questi Europei 2012, è stato completamente insensato.
OTTIMISMO. Se la finale è stata un disastro, gli Europei 2012 non possono che essere considerati un successo. La strada intrapresa da Prandelli è quella giusta. L’Italia ha mostrato di saper sorprendere, anche con una squadra sulla carta non certo straordinaria. Ma giovani talenti stanno crescendo nella Under 21, e la speranza è che il ct continui nella politica di ringiovanimento della Nazionale, perché le premesse per fare un grande Mondiale, fra due anni in Brasile, ci sono davvero tutte.
A.Carobbio - Sportevai.it

