L'inchiesta 'Last Bet' portata avanti dalla Procura di Cremona sul calcioscommesse ha determinato l'arresto di alcuni calciatori, anche famosi, il 28 maggio scorso e tra loro vi era anche l'ex centrocampista del Genoa Omar Milanetto, uno dei grandi imputati nell’indagine, accusato pure della combine nel derby di Genova dell'8 maggio 2011.
A seguito della sua detenzione, il calciatore ha deciso di rilasciare una lunga intervista a Panorama.it, dove tocca i vari aspetti che lo riguardano ma precisando anche di non avere nessun reale coinvolgimento nella triste vicenda: "Quel famigerato derby si è concluso con un violento scambio di accuse tra me e la tifoseria genoana proprio perché la curva accusava me e la squadra di scarso impegno mentre noi sapevamo di avere dato il massimo. Detto questo, quella partita non compare neppure tra i miei capi d'imputazione. È stato il pm Roberto Di Martino a tirarla fuori, a sorpresa, durante il mio interrogatorio di garanzia. Io sono cascato dalle nuvole e il gip lo ha subito stoppato. Il Tribunale del riesame, poi, non l'ha neanche presa in considerazione nonostante le insistenze del pm. Io vengo tirato in ballo solamente da Carlo Gervasoni (uno dei 'pentiti' dell'inchiesta di Cremona, n.d.r.), persona che non conosco, e in modo ogni volta diverso: nel primo interrogatorio accenna alla partita ma non mi nomina neppure, nel secondo sostiene di aver appreso da terzi che io avrei incontrato alcuni esponenti della cosiddetta banda degli zingari, senza specificare quali. Solo a marzo inoltrato, quando già sui giornali erano uscite illazioni su di me, si ricorda, sempre per sentito dire, che avrei incontrato altri due presunti esponenti dell'organizzazione, Hristyan Ilievsky e Alessandro Zamperini. Entrambi hanno negato la circostanza, mentre Almir Gegic (presunto capo della cellula degli 'zingari', n.d.r.) dice di non conoscermi. Mi accusano perchè qualcuno è stato beccato con le mani nella marmellata e pur di non affondare del tutto ha voluto far credere che certi comportamenti siano generalizzati. Non c'è nessun contatto telefonico, sms, neppure un aggancio di celle con gli altri indagati: come avrei potuto parlare con loro, coi segnali di fumo? Posso solo ribadire che sono nel calcio da vent'anni e che ho giocato sempre senza risparmiarmi. Forse la spiegazione è proprio questa: se qualcuno ha deciso di millantare gli sarà sembrato più facile fare il nome di chi, come me nel Genoa e Mauri nella Lazio, era più anziano e conosciuto e aveva vinto molto. Che io sappia, un processo penale dovrebbe sui fatti, non sulle leggende metropolitane o i sentito dire. Comunque la persona che lei cita ha già smentito tutto, definendo 'chiacchiere da bar' le proprie conversazioni telefoniche. E io al ristorante Il Coccio di Genova, dove si sarebbe parlato di questo accordo non ci sono mai stato. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Dal processo sportivo mi aspetto molta più attenzione e scrupolosità di quello penale perché mi pare di aver già pagato abbastanza, ho ancora un anno di contratto da giocatore e sarebbe assurdo non poterlo onorare".
Eugenio Bertolino - Redazione sportevai.it
mercoledì, 11 luglio 2012
L'inchiesta 'Last Bet' portata avanti dalla Procura di Cremona sul calcioscommesse ha determinato l'arresto di alcuni calciatori, anche famosi, il 28 maggio scorso e tra loro vi era anche l'ex centrocampista del Genoa Omar Milanetto, uno dei grandi imputati nell’indagine, accusato pure della combine nel derby di Genova dell'8 maggio 2011.
A seguito della sua detenzione, il calciatore ha deciso di rilasciare una lunga intervista a Panorama.it, dove tocca i vari aspetti che lo riguardano ma precisando anche di non avere nessun reale coinvolgimento nella triste vicenda: "Quel famigerato derby si è concluso con un violento scambio di accuse tra me e la tifoseria genoana proprio perché la curva accusava me e la squadra di scarso impegno mentre noi sapevamo di avere dato il massimo. Detto questo, quella partita non compare neppure tra i miei capi d'imputazione. È stato il pm Roberto Di Martino a tirarla fuori, a sorpresa, durante il mio interrogatorio di garanzia. Io sono cascato dalle nuvole e il gip lo ha subito stoppato. Il Tribunale del riesame, poi, non l'ha neanche presa in considerazione nonostante le insistenze del pm. Io vengo tirato in ballo solamente da Carlo Gervasoni (uno dei 'pentiti' dell'inchiesta di Cremona, n.d.r.), persona che non conosco, e in modo ogni volta diverso: nel primo interrogatorio accenna alla partita ma non mi nomina neppure, nel secondo sostiene di aver appreso da terzi che io avrei incontrato alcuni esponenti della cosiddetta banda degli zingari, senza specificare quali. Solo a marzo inoltrato, quando già sui giornali erano uscite illazioni su di me, si ricorda, sempre per sentito dire, che avrei incontrato altri due presunti esponenti dell'organizzazione, Hristyan Ilievsky e Alessandro Zamperini. Entrambi hanno negato la circostanza, mentre Almir Gegic (presunto capo della cellula degli 'zingari', n.d.r.) dice di non conoscermi. Mi accusano perchè qualcuno è stato beccato con le mani nella marmellata e pur di non affondare del tutto ha voluto far credere che certi comportamenti siano generalizzati. Non c'è nessun contatto telefonico, sms, neppure un aggancio di celle con gli altri indagati: come avrei potuto parlare con loro, coi segnali di fumo? Posso solo ribadire che sono nel calcio da vent'anni e che ho giocato sempre senza risparmiarmi. Forse la spiegazione è proprio questa: se qualcuno ha deciso di millantare gli sarà sembrato più facile fare il nome di chi, come me nel Genoa e Mauri nella Lazio, era più anziano e conosciuto e aveva vinto molto. Che io sappia, un processo penale dovrebbe sui fatti, non sulle leggende metropolitane o i sentito dire. Comunque la persona che lei cita ha già smentito tutto, definendo 'chiacchiere da bar' le proprie conversazioni telefoniche. E io al ristorante Il Coccio di Genova, dove si sarebbe parlato di questo accordo non ci sono mai stato. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Dal processo sportivo mi aspetto molta più attenzione e scrupolosità di quello penale perché mi pare di aver già pagato abbastanza, ho ancora un anno di contratto da giocatore e sarebbe assurdo non poterlo onorare".
Eugenio Bertolino - Redazione sportevai.it

