Se il calciomercato dell’Inter è stato rifatto nelle fondamenta è anche vero che sta per diventare un…Palacio. In attesa dei nuovi colpi, che da qui al 31 agosto arriveranno, una delle note più liete è proprio l’inserimento dell’attaccante argentino che dopo un avvio stentato ha preso a segnare con continuità dimostrando di poter diventare uno dei protagonisti della stagione nerazzurra. Quanto si sia speso invano l’anno scorso Gasperini per portarlo con sé all’Inter è storia nota ma qualcuno cominciava ad avanzare perplessità dopo averlo visto all’opera. La risposta dell’ex genoano è condensata in tre gol nelle amichevoli, uno dietro l’altro. Un calcio alle critiche e uno alle voci destabilizzanti dopo il suo coinvolgimento nella vicenda scommesse. Diventare un top negli acquisti estivi dell’Inter è l’obiettivo del giocatore che in un'intervista esclusiva alla Gazzetta dello sport ammette che il ritorno in squadra di Sneijder gli ha giovato «Io non ho mai nascosto che da seconda punta, più vicino al centravanti, libero di muovermi in un certo modo, rendo di più, certo sono contento che sia tornato Wes ma mica perché posso giocare nel mio ruolo. Va bene, sì anche per quello. Ma soprattutto perché sono, anzi siamo, ben contenti che Wes sia con noi: con lui in campo è più facile. Sneijder è la testa della squadra, fa giocare tutti meglio: se gioca lui, per come gioca lui, anche gli altri stanno in un altro modo dentro la partita».Problemi tattici all’inizio poi di condizione atletica, ma adesso Palacio sembra rinato (“io sono sempre stato Palacio, non sono certo cambiato ma sentivo la fatica. La sera a Pinzolo mi sembrava di essere morto. Come se avessi altre gambe, non più le mie. Era proprio un problema di condizione”). La svolta una settimana fa: «A Bari, nel Trofeo Tim: non solo per il gol, anche se è stato importante. Quella sera mi sono sentito decisamente meglio a prescindere, poi segnare al Milan ha fatto il resto: ha fatto bene anche alla testa». La conferma contro il Celtic, un gol nel finale che ha evitato la prima sconfitta sia pure in amichevole: «Un gol che è servito a tutto, visto che è stato il più importante dei tre. Perché l’ho segnato in una partita "vera" e perché è stato anche il più difficile: quella palla di Livaja arrivava molto veloce, non è stato un gioco da ragazzi come poteva sembrare. Perdere non sarebbe stato un dramma. È molto più importante vedere che la squadra cresce, che migliora partita dopo partita. A Glasgow nel primo tempo abbiamofatto un po’ fatica,ma guardando la partita nel suo complesso ci sono stati passi avanti anche sabato».
Stefano Grandi – Sportevai.it
lunedì, 30 luglio 2012
Se il calciomercato dell’Inter è stato rifatto nelle fondamenta è anche vero che sta per diventare un…Palacio. In attesa dei nuovi colpi, che da qui al 31 agosto arriveranno, una delle note più liete è proprio l’inserimento dell’attaccante argentino che dopo un avvio stentato ha preso a segnare con continuità dimostrando di poter diventare uno dei protagonisti della stagione nerazzurra. Quanto si sia speso invano l’anno scorso Gasperini per portarlo con sé all’Inter è storia nota ma qualcuno cominciava ad avanzare perplessità dopo averlo visto all’opera. La risposta dell’ex genoano è condensata in tre gol nelle amichevoli, uno dietro l’altro. Un calcio alle critiche e uno alle voci destabilizzanti dopo il suo coinvolgimento nella vicenda scommesse. Diventare un top negli acquisti estivi dell’Inter è l’obiettivo del giocatore che in un'intervista esclusiva alla Gazzetta dello sport ammette che il ritorno in squadra di Sneijder gli ha giovato «Io non ho mai nascosto che da seconda punta, più vicino al centravanti, libero di muovermi in un certo modo, rendo di più, certo sono contento che sia tornato Wes ma mica perché posso giocare nel mio ruolo. Va bene, sì anche per quello. Ma soprattutto perché sono, anzi siamo, ben contenti che Wes sia con noi: con lui in campo è più facile. Sneijder è la testa della squadra, fa giocare tutti meglio: se gioca lui, per come gioca lui, anche gli altri stanno in un altro modo dentro la partita».Problemi tattici all’inizio poi di condizione atletica, ma adesso Palacio sembra rinato (“io sono sempre stato Palacio, non sono certo cambiato ma sentivo la fatica. La sera a Pinzolo mi sembrava di essere morto. Come se avessi altre gambe, non più le mie. Era proprio un problema di condizione”). La svolta una settimana fa: «A Bari, nel Trofeo Tim: non solo per il gol, anche se è stato importante. Quella sera mi sono sentito decisamente meglio a prescindere, poi segnare al Milan ha fatto il resto: ha fatto bene anche alla testa». La conferma contro il Celtic, un gol nel finale che ha evitato la prima sconfitta sia pure in amichevole: «Un gol che è servito a tutto, visto che è stato il più importante dei tre. Perché l’ho segnato in una partita "vera" e perché è stato anche il più difficile: quella palla di Livaja arrivava molto veloce, non è stato un gioco da ragazzi come poteva sembrare. Perdere non sarebbe stato un dramma. È molto più importante vedere che la squadra cresce, che migliora partita dopo partita. A Glasgow nel primo tempo abbiamofatto un po’ fatica,ma guardando la partita nel suo complesso ci sono stati passi avanti anche sabato».
Stefano Grandi – Sportevai.it

