NBA, il punto della settimana: a ovest s’infuoca la lotta playoff, per Bargnani stagione finita

NBA, il punto della settimana: a ovest s’infuoca la lotta playoff, per Bargnani stagione finita
A sei-sette partite dalla fine della regular season di Nba, più che i piani alti (per i quali una vittoria in più o in meno cambia poco, a livello di piazzamento), è interessante seguire la lotta per gli ultimi spot utili per i playoff: mentre all’est la New York di Mike Woodson (31-28) sembra aver staccato gli altalenanti Bucks (29-31), appaiando addirittura Philadelphia (per lungo tempo al terzo-quarto posto e ora in caduta libera), all’ovest è ancora tutto da decidere. Phoenix (31-29) e Utah (31-30), entrambe con record sopra il 50% di vittorie ma attualmente fuori dalla griglia della post-season, cercheranno di insidiare il settimo e ottavo posto dove sono attualmente Houston e Denver (entrambe 32-27), distanti solo una vittoria e mezza dai Suns e due dai Jazz. In cima, Chicago (45-14) conferma la sua leadership ad est battendo per due volte in meno di due settimane i Miami Heat, grazie a una grande difesa e ai soliti guastatori dalla panchina (Watson, Gibson, Korver). Oklahoma City (44-16) accusa un po’ di stanchezza, con quattro sconfitte nelle ultime 10 gare, ma rimane al primo posto ad ovest, seguita dagli irrefrenabili Spurs (42-16). Ingranano i Clippers (37-23), con otto vittorie nelle ultime dieci, e Memphis (35-24), sulla bocca di tutti per le grandi prestazioni di squadra e per la chance data a Gilbert Arenas (ne parliamo più sotto). Tra le note extra, va segnalato che gli Hornets, da circa un anno di proprietà della Nba per evitare il fallimento, hanno finalmente trovato un compratore: è il magnate Tom Benson, proprietario anche della squadra di football di New Orleans, i Saints. GLI ITALIANI: Parlando di New Orleans, non si può fare a meno di notare una leggera ripresa, seppur fuori tempo massimo (rimangono in coda alla Western Conference con record 17-42). Ad ogni modo, 4 vittorie nelle ultime 7 partite sono, per gli Hornets di quest’anno, un raro segno positivo. Marco Belinelli continua la sua ottima seconda parte di stagione, sia da titolare (20 punti contro i Lakers e 21 contro Sacramento) sia da riserva (15 punti contro San Antonio) di Eric Gordon, finalmente rientrato dopo mesi di stop. Tornato questa settimana dall’infortunio che l’aveva tenuto fuori per quasi un mese, Danilo Gallinari ha dato una mano preziosa ai suoi Nuggets per rimanere in zona playoff, con prestazioni da 15 punti (conditi da 6 assist e 5 rimbalzi) nella vittoria contro Golden State e 18 in quella contro Minnesota. La serata storta di L.A. (2-9 dal campo per soli 7 punti) è invece coincisa con una sconfitta. Terminata anzitempo, per decisione della società, la stagione del Mago: visti i continui problemi al polpaccio che hanno permesso a Bargnani di disputare solamente 31 partite, i Raptors hanno deciso di fermarlo per consentirgli una ripresa più graduale, non inseguendo alcun obiettivo di squadra in queste ultime sette gare. Un anno sfortunato, quello di Andrea, ma che ha anche lasciato intravedere la tanto attesa realizzazione del suo potenziale. Dovremo aspettare l’anno prossimo per capire se le promesse saranno mantenute.   IL GIOCATORE DA TENERE D'OCCHIO: AVERY BRADLEY (BOSTON CELTICS) Un’ultima tranche di stagione davvero da ricordare per il secondo anno Avery Bradley, lanciato come titolare a causa di un infortunio a Ray Allen, e poi rimasto in quintetto anche dopo il ritorno del veterano: le nude cifre dicono 13.3 punti, in 35 minuti di media, nelle ultime 13 partite. Bradley, 1.88 per 82 chili, era stato selezionato al draft 2010 come playmaker, con la prospettiva di fare il cambio di Rondo. Quest’anno sta invece giocando molti minuti nel ruolo di guardia, accanto a Rajon, e sta stupendo principalmente per la sua difesa sull’uomo, come Dwayne Wade dei Miami Heat ha avuto modo di constatare. Non un grande tiratore (appena 30% da oltre l’arco), Avery dispone però di ottimi mezzi atletici e di una buona visione di gioco, che gli consente di giocare diversi minuti anche come playmaker, quando Allen è in campo. Per le sue caratteristiche difensive, e la sua aggressività, Bradley potrà essere una pedina utile per la post-season di Boston, avendo la capacità di marcare sia guardie veloci (come Derrick Rose) sia potenti (come Wade), e potendo far rifiatare tanto Allen quanto Rondo senza rallentare la squadra.   IL POLSO DELLA STAR: GILBERT ARENAS (MEMPHIS GRIZZLIES) Il taglio di quest’estate da parte di Orlando sembrava aver messo fine alla carriera di Agent Zero, da star assoluta alla seconda metà degli anni 2000 a paria, cacciato da Washington e squalificato per un anno dalla Nba per una brutta storia di scommesse e pistole in spogliatoio. È rientrato in punta di piedi, invece, Gilbert Arenas: più magro e scattante dell’anno scorso, nessuna bizza, solo tanta voglia di giocare. Anche solo per i 15 minuti scarsi di media che coach Lionel Hollins gli mette a disposizione. Un uomo nuovo, o almeno così è sembrato, nelle dodici partite in cui Arenas è sceso in campo. Non è più lui la stella, il giocatore da trenta punti a sera; bensì una semplice rotella, inserita in un ingranaggio collaudato come i Memphis Grizzlies, uno dei team più tosti e profondi di tutta la Nba. Saranno anche solo 5.4 di media, le marcature di Gilbert finora, ma c’è da star certi che nei playoff l’esperienza e il carisma del fu Agent Zero saranno di grande aiuto per i Grizzlies, avversari temuti praticamente da chiunque, già dal primo turno.   Silvio Bernardi - Sportevai.it  

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