mercoledì 20 luglio 2011 • 11:00
Nba, 229 cm sopra il cielo: si ritira Yao Ming, il gigante buono
Alla fine è stato quello stesso, incredibile fisico che lo aveva portato a essere uno dei cestisti più amati degli ultimi anni a costringere Yao Ming al ritiro dall’Nba e dal basket giocato, a soli 30 anni. Il gigantesco centro cinese, 2.29 metri di altezza per 140 chili, ha formalizzato il proprio addio in una conferenza stampa a Shanghai, la sua città natale: “Devo alla pallacanestro se sono conosciuto e amato, mi ha portato una grande felicità… Grazie alla pallacanestro. Oggi mi ritiro, una porta si chiude ma un’altra si apre. Non abbandonerò questo sport, continuerò a lavorare per la pallacanestro cinese“.
La sua era sembrata una storia da libro cuore: sconosciuto e immenso cestista dagli occhi mandorla, nel 2002 fu il primo giocatore non americano a essere chiamato al draft come prima scelta assoluta. I 9 anni trascorsi a Houston, con la canotta dei Rockets, sono stati caratterizzati da tanti alti e bassi, questi ultimi provocati soprattutto dai troppi infortuni alle ossa dei piedi negli ultimi tre anni: il suo calvario inizia nei playoff del 2008-2009, contro i Lakers, quando si procura una frattura da stress al piede destro. Il recupero è lento, lentissimo, tanto che il ritorno sul parquet slitta fino all’inizio della stagione appena trascorsa. Dopo solo cinque partite però ecco un altro crac, sempre da stress, stavolta all’altro piede: i medici gli prospettano un altro anno di stop e Yao realizza che quello stesso fisico eccezionale che lo ha portato sul tetto del mondo ora è venuto a riscuotere. E il ritiro è inevitabile.
Amato non solo da Houston, ma da tutto il pubblico Nba per quel suo essere così diverso, al limite dello scoordinato – proprio come il suo ‘predecessore’ Shawn Bradley -, finchè il fisico ha retto ha saputo collezionare numeri importanti: Yao Ming chiude la carriera con 19 punti, 9.3 rimbalzi e 1.9 stoppate di media a partita su 486 incontri, anche se non è mai riuscito a togliersi la soddisfazione di superare nemmeno un turno dei Playoff. Nel suo personale palmares può vantare anche 8 convocazioni all’All Star Game.
A Shanghai era presente anche il general manager dei Rockets, Daryl Morey, che ha ottenuto un permesso speciale dalla Lega visto che, a causa della serrata in atto nell’Nba, i giocatori non possono avere contatti con le proprie squadre: un modo diverso, per il basket americano, di dire ‘addio’ al proprio gigante buono.
D. Scappini – Sportevai.it
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