Basket

martedì 31 agosto 2010 • 12:21

Basket, trema il Dream Team!

Basket, trema il Dream Team! basketSPECIALE MONDIALI – Con i canestri di Vinicius detto “Marquinho, il carioca di Montegranaro, il Brasile sfiora il clamoroso colpo. Decisivo l’ex senese Uros Slokar per il successo della Slovenia nel derby con la Croazia. Troppi favoritismi per la Turchia

Servizio speciale di Enrico Campana

MILANO – Fino alla vigilia era considerato urbi et orbi più forte di quello dell’oro di Pechino il Dream Team di questi mondiali. Meglio definirlo un Mixer Dream, una formazione un po’ sui generis, di concezione spuria rispetto alle ferme e ben note convinzioni di stampo “integralistiche” dei padroni del vapore e che tanta stavolta di legare due generazioni di giocatori NBA, quelle di Chauchney Billups con i suoi 34 anni e di Lamar Odom, 31 anni, l’unico rappresentante dei Lakers vincitori dell’anello, con la cosiddetta “jet-generation” rappresentanta dai rampanti Kevin Durant e Derrick Rose. Ovvero i giovani polmoni e autentiche star di coach Kryszewki senza i quali gli ambasciatori della grande pallacanestro si sarebbero trovati addirittura sul banco degli accusati dopo la gara col Brasile.
Fortunatamente per loro e per il mondiale turco che è un’operazione di stato più che sportiva perché il basket non è il calcio, un po’ il caso dell’Italia, ci hanno penato KD e DR, nomi in codice delle due superstar, a rimettere le cose al loro posto. Kevin Durrant è l’impareggiabile “tuttofare” e giocatore franchigia dei City Thunder, la squadra arrivata questa stagione allo scontro coi Lakers con 50 vittorie e 32 sconfitte, primo playoff per Oklahoma. Kevin, la copia antropologica di uno dei bronzi di Riace, ha segnato ben 27 punti e catturato 10 rimbalzi , ovvero quando la doppia doppia che vale doppio….
Derrick Rose, il primo giocatore dei Bulls dai tempi di Jordan a fare parte del Quintetto All Star (20 punti di media) ha contribuito a sua volta con 11 punti e 5 rimbalzi. Sostenendo la squadra e il suo mentore Billups . Il Dream team è diventato un Back Team, ha pompato la palla, mai vista una squadra usa che finisce la gara con metà degli assist dell’avversaria, 8 contro 15 e questo dice tutto della “bambola” degli imbattibili. “Coach K” ha avuto fifa, e allora gli Usa delle pari opportunità, 20 minuti assicurati per tutti, si è appoggiata al quintetto Billups, Rose, Durant, Iguodala e Odom tenuti quasi sempre in campo, magari in qualche caso senza meriti specifici. Riuscirà “Coach K” a riportare il mondiale negli Stati Uniti, o per Londra bisognerà nuovamente ramazzare tutte le grandi star?
Le batoste inflitte agli slavi croati e sloveni, sesti e quarti agli europei, avevano davvero generato una convinzione rivelatasi errata, e che la medaglia d’oro fosse già un diritto acquisito per la nazione che ha inventato e nobilitato la pallacanestro e la cui squadra anche sul Bosforo ottomano è oggetto di culto, vedi i 12 mila spettatori fissi di Abdi Ipecki e un interesse maggiore rispetto alla tetragona squadra di casa.
In realtà il festival delle celebrazioni anticipate si è interrotto bruscamente, per la fortuna dell’interesse per il mondiale, nelle due quasi due ore non bellissime come spettacolo cestistico, come dimostrano anche i 138 punti totali, non raramente un punteggio invidi duale di una squadra NBA. Il mondiale riguadagna spirito, cerca di alimentarsi di nuove speranze anche se non vedo non solo un anti-Dream team ma neanche l’anti Mixer Team che comunque resta fino a prova contraruia il favorito.
Come tradizione, il Brasile che ha costruito la sua leggenda cestistica esaltandosi nei mondiali, con due Coppe Naismith (l’equivalente della Rimet calcistica) e una presenza marcata in ogni edizione, tanto da soffiare all’Italia anche uno dei due possibili bronzi (1974 Manila) e mai ha avuto paura degli yankee fin dai tempi dell’indio Ubiratan e poi di Oscar Schmidt, il loro Jordan, Marqhuinho e Marcel, ha tenuto sotto scopa i padroni del basket. Gli ha rifilato ben 28 punti nel primo quarto attaccando a ondate, poi 21-18, e 9 pari, solo 18 punti nell’ultimo quarto e vittoria di soli 2 punti. Un risultato che lascia l’amaro in bocca al Brasile passato dalle mani di Mocho Monsalve, il vecchio Don Chisciotte spagnolo, a quelle dell’argentino Ruben Magnano, il padre dell’Argentina arrivata all’argento mondiale del 2002 e all’oro olimpico di Atene che l’anno successivo è stato chiamato da Varese per due stagioni senza che, al solito, il basket-spaghetti ne comprendesse fino in fondo l’amore per la patria della sua famiglia e jl valore come allenatore e uomo. Un discorso vecchio come il cucco, basta ricordare la guerricciola che qualche sommo cestista fece al grande Miguel Diaz a Cantù, fino a quella subita da Dule Vujosevic che ha portato il Montenegro per la prima volta agli europei. E senza trascurare il trattamento riservato a Giancarlo Primo in patria, forse perché non poteva fare ombra a certi miti delle “scarpette rosse”. E la sua dimenticanza, come quella per Nico Messina per celebrare lo yuppie di turno che a volte è già vecchio dentro. Un discorso che vale anche per Mario Blasone, uno dei clinic-man più famoso al mondo, per il quale gli arabi, che lo considerano una specie di Lawrence d’Arabia, hanno edito un manuale nella scrittura di Maometto.
Vogliamo parlare anche di Valerio Bianchini, il Vate, l’allenatore più creativo e comunicatore che il basket abbia avuto?. Il sostenitore della prima ora di Dino Meneghin al quale aveva dedicato un elogio-ode definendo l’arrivo di Superdino provvidenziale al pari di quello di Papa Giovanni XXIII per la chiesa (sic). Bianchini che sarebbe stato perfetto nel piano di rilancio, visto il divorzio con Recalcati, come premio è stato definitivamente accantonato. Forse per ragioni di potere, e naturalmente per questioni di immagine. Lo slogan è toccare con un dito il cielo. Sì, quello di Sky…
Il Brasile l’ha messa sul tiro pesante, ben 28 nell’ultimo festival del tiro da 3 punti che sarà pensionato dal nuovo regolamento. Non sono stati sufficienti i 10 bersagli, solo 3 su 13 per Leandro Barbosa, 1 su 4 per gli italiani Guillherme Giovannoni, uno delle maggiori vittime delle tremende purghe virtussine degli ultimi anni (chiedere anche Di Bella, Anderson, Righetti, Ford Boykins e ai vari allenatori, a cominciare da Pillastrini per finire a Bonicciolli) e l’altro bolognese delle aquile Marcelino Huertas che si è preso le sue soddisfazioni offrendo un contributo decisivo al Caja laboral che, sappiamo, ha spazzato via il Barcellona campione d’Europa nella finale in Spagna.
L’attacco brasilero è stato però rivitalizzato da un giocatore di Montegranaro, una squadretta-modello del sommerso italiano che ha dato Maestranzi alla nazionale maggiore e Ivanov a quella bulgara, e per poco non si trova agli onori delle cronache per i canestri decisivi di Marcus Vinicius detto “Marquinho”, il quale oltre a 4/5 dall’arco ha messo sulla bilancia ben 10 rimbalzi. Conosciuto a ogni latitudine, nel suo paese, nella NBA e in Italia, questa ala carioca (di Rio) tecnicamente forte, fisicamente tosta, intelligente, è la piacevole scoperta della nazionale di Magnano in quanto a causa di vari infortuni aveva avuto solo una breve parte nella Coppa delle Americhe, oggi con 8,3 punti e 5,3, è stato promosso a giocatore-chiave.
La sofferta vittoria del “dreamers” rinfocola dunque le speranze delle concorrenti, anche se vedo che tutte hanno problemi e problemini. A cominciare dalla Spagna di Sergio Scariolo che allenando a Mosca si è estraniato un po’ troppo dalla sua patria adottiva. In una recente intervista ha fatto capire di essere considerato “l’allenatore della grande Spagna quando vince, e l’italiano quando perde”. La sua squadra è orfana di Pau Gasol, il pilastro dei Laker, ha ceduto il passo alla Francia che potrebbe essere la sorpresa di questi mondiali. A sua volta la Serbia battuta a sorpresa dalla Germania si è sfogata contro i giordani (43 punti, debutto di Milos Teodosic, nessun punto per Markovic il nuovo play della Benetton, primo arbitro l’italiano Cerebuch) mentre la Grecia credo sia debole nell’asse play-centro almeno come cambi.
La Slovenia ha battuto i croati, e con una partita decisiva di Uros Slokar la torre chiamata da Siena al tempo dei problemi alla schiena di Lavrinovic, e al quale ha preferito poi il serbo Rakovic E la Turchia?. Certo, Bogdan Tanjevic fiuta la grande occasione per chiudere la fortunata e meritata sua carriera di coach all-flags (primo titolo slavo in Eurolega, ultimo oro della nazionale azzurra e tanto altro) prima di cimentarsi nel nuovo ruolo di boss a Roma. Ma con tutto il rispetto per le sue zone antiche e i suoi orgasmi agonistici, e la sua bella testa, la sua ciclopica formazione sta alla bellezza del basket quanto una statua equestre al David di Michelangelo.
Dalla Grecia mi arriva una nota di Kostas Daskalopupolos sui cestisti dell’Ellade che detengono l’argento mondiale. “La Grecia gioca abbastanza bene, non è la super squadra ma il suo livello resta alto e ha vinto giocando bene le due prime gare con Cina e Portorico”. Naturalmente vuole rimarcare l’importanza di Nikos Zizis, il suo concittadino di Salonicco che ha dato i natali a Alessandro Magno, e punto di forza di Siena. “Prego , si scrive Zissis, è un buon play, e da sempre migliora le guardie che hanno la fortuna di giocare con lui, e sarà così anche per McCalebb”.
Il clou della quarta giornata sarà Grecia-Turchia col peso di una rivalità storica, spesso anche cattiva. Le braci son sempre vive, stavolta ci ha soffiato sopra addirittura il premier Erdogan che ama il basket più del calcio. Casi politici a parte, chi vince può arrivare diritta alla finale. Chi perde è invece seconda trovandosi sulla strada di Usa e Spagna. Un calendario che conferma quel che si legge sulla Rete, in questo mondiale: troppi favoritismi per la Turchia, a cominciare dal calendario.

Il punto sui mondiali
Girone A (Kayseri) – 1ga g: Serbia-Angola 94-44, Australia-Giordania 76-75, Argentina-Germania 78-74. 2.a g: Angola-Giordania 79-65; Germania-Serbia 82-81 ts , Argentina-Australia 74-72. 3.a g: Serbia-Giordania 112-69 (21 Savanovic, 21 Keselj, 20 Pervic; 19 Dhagles), Australia-Germania 78-43 (16 Mills, 11 Benzing), Argentina-Angola 91-70 (32 Scola, 16 Gomes). Classifica: Argentina 3/0, Serbia, Australia 2/1, Germania, Angola 1/2, Giordania 0/3.
Girone B (Istanbul) – 1.a g: Usa-Croazia 106-78, Brasile-Iran 81-65; Slovenia-Tunisia 80-56. 2.a g: Usa-Slovenia 99-77, Croazia-Iran 75-54, Brasile-Tunisia 80-65. 3.a g: Slovenia-Croazia 91-84 (15 Slokar, 15 Lakovic; 20 Ukic), Iran-Tunisia 71-58 (23 Haddadi, 10 Mejri), Usa-Brasile 70-68 (27 Durant, 16 Viniciu). Classifica: Usa 3/0, Brasile, Slovenia 2/1, Croazia 1/12, Iran 1/2,Tunisia 0/3.
Girone C (Ankara)- 1.a g: Grecia-Cina 89-81, Russia-Portorico 75-66, Turchia-Costa d’Avorio 86-47. 2.a g: Cina-Costa d’Avorio 83-73, Grecia-Portorico 83-80, Turchia-Russia 65-56. Classifica: Grecia, Turchia 2/0, Russia 1/1, Cina, Portorico, Costa d’Avorio 0/2.
Girone D (Smirne) – 1.a g: Libano-Canada 81-71, Lituania- Nuova Zelanda 92-70, Francia-Spagna 72-66. 2.a g: Lituania-Canada 70-68, Francia-Libano 86-59, Spagna-Nuova Zelanda 101-84. Classifica: Francia, Lituania 2/0, Libano, Spagna 1/1, Canada, Nuova Zelanda 0/1.
Marcatori: 29 K.Penney (NZel), 27,7 L.Scola (Arg), 26 J.Yi, 23,5 V.Spanoulis (Gre), 22,5 Barea (Por)
Programma
31 agosto, 4.a g: 16 Russia-Costa d’Avorio, Libano-Nuova Zelanda; 18.30 Portorico-Cina, Francia-Canada; 21: Grecia-Turchia, Spagna-Lituania.
1 settembre, 5.a g: ore 16 Cina-Russia, Canada-Nuova Zelanda; ore 16.30 Serbia-Australia, Croazia-Tunisia; ore 18.30 Costa d’Avorio-Grecia, Libano-Spagna; ore 19: Germania-Angola, Iran-Usa; ore 21 Turchia-Portorico, Francia-Lituania; ore 21.30 Argentina-Giordania, Brasile-Slovenia.
2 settembre, 6.a g: ore 16 Portorico-Costa d’Avorio, Spagna-Canada; 16.30 Angola-Australia, Usa-Tunisia; 18.30: Grecia-Russia, Lituania-Libano; 19: Argentina-Serbia, Slovenia-Iran; ore 21: Turchia-Cina; 21.30 Giordania-Germania, Brasile-Croazia.

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