Basket

mercoledì 8 settembre 2010 • 09:24

Basket, Mondiali: Argentina e Lituania volano ai quarti di finale

Basket, Mondiali: Argentina e Lituania volano ai quarti di finale basket Servizio Speciale di Enrico Campana – MILANO, 8 settembre 2010 – Gli ultimi due posti per il mondiale turco li conquistano l’Argentina e la Lituania, le gare più combattute della serie con il derby slavo fra serbi e croati. Cinque gare scontate o scontatissime col +56 degli Usa agli angolani fanno capire la qualità non eccezionale di questo mondiale a due anni da Londra e impongono al pensatoio una nuova formula, magari con un mini-playoff ai quarti di finale per alzare il tono dello spettacolo e rendere meno aleatorio il passaggio-chiave.

Escono a testa alta il Brasile che fallisce il tiro della disperazione a 1” e 9 decimi con Marcellino Huertas, l’ex play della Fortitudo, passaporto italiano al soldo da due anni del Caja Laboral campione di Spagna, e la Cina che cozza contro una Lituania sempre più convinta del proprio ruolo, e grazie alla wild-card e alla crescita di personalità di Linas Kleiza è una delle tre formazioni ancora imbattute con gli Usa e la Turchia. Questo mondiale chiude l’era delle aree a trapezio, del canestro da 3 punti corto che ha trasformato alcune gare in una sorta di basket-skeet, di tiro al piattello, e accentuato la tendenza del pick and roll, giochi a due entrate e scarico, una rappresentazione di un basket antico che ha avuto il suo ultimo spettacolare atto con il derby sudamericano, con percentuali dall’arco stratosferiche, il 61% dell’Argentina (11-18) e il 51% del Brasile (12-24) in un mondiale che fino a qua non aveva dato molte occasione all’artiglieria pesante.

Le nuove regole già in vigore, con un’eccezione del mondiale per la necessità di un adeguato rodaggio e per salvare gli arbitri da possibili crocefissioni, daranno più possibilità al gioco tecnico, all’uno contro uno, smantelleranno le zone che in questo mondiale sono state quasi un’arma d’attacco più che di …difesa. Lo sa bene la Turchia che con i suoi pachidermici giocatori degni di custodire l’harem del Pascià. E’ una difesa che occupa praticamente tutta la propria metà campo, un vecchio pallino di Bogdan Tanjevic fin da quando con la Stefanel Trieste doveva giustificare la presenza del quarantenne Meneghin e della torre Cantarello e che ha avuto un discreto successo l’anno scorso in Polonia, anche se dopo 5 partite la spigliata Slovenia, il suo avversario dei quarti, l’ha fatta saltare. E ancora una volta addio medaglia ancora una volta per i turchi che grazie al fattore-campo vorrebbero regalare il Topkapi al loro popolo e un buon ricordo all’allenatore montenegrino ma italiano d’adozione che chiude qui come globetrotter della panchina (campione d’Europa di club con Bosnia, nazionale slava, Caserta, Trieste, Milano, Bologna, Francia, oro europeo ’99 con gli azzurri, e poi nazionale montenegrina e Turchia, Fenerbahce e nazionale) per trasferirsi a Roma dove sarà il grande capo dell’ultima occasione per il basket capitolino di rinverdire i tempi (lontanissimi) di Larry Wright e Valerio Bianchini.

Nella Lituania ha avuto ragione Linas Kleiza che lasciato Denver per l’Olimpiakos l’anno scorso aveva avuto problemi con il suo coach (Batautas) per via del ruolo sbagliato, e sulla via del ritorno nella NBA (giocherà con Bargnani a Toronto prendendo il posto di Belinelli meno dotato fisicamente), ha voluto riprovare con la nazionale. E’ stato bravo il nuovo coach Testutis Kezmura che a sua volta si è tolto il sassolino della scarpa, vedi la vittoria con la Spagna di Sergio Scariolo che al Khimki aveva preso il suo posto in panchina, a studiare un ruolo e un gioco adatti per trasformare il non velocissimo ma molto tecnico Kleina nel catalizzatore. Con la Cina è stato il miglior tiratore e rimbalzista in una serata in cui non è pervenuto Jonas Maciulis, l’ala dell’Armani che in 23’ non ha segnato un solo canestro (0/4) per cui il ruolo di protagonista a un prodotto delle giovanili lanciato in prima squadra, quel Gegevicius che ha realizzato 14 punti alla bisogna. C’è stata partita solo all’inizio, poi i cinesi di Bob Donewald, l’ex assistente di Charlotte e Cleveland, si sono tenuto a galla con 21 punti di Wei Liu che ha iniziato la sua carriera 8 anni fa con Yao Ming, la star infortunata, e un anno fa è stato a un passo da un ingaggio NBA con Sacramento. Il simpatico coach Usa col viso da comico ha fatto un lavoro importante, gli è mancato in attacco mezzo Jianlin Yi che forse andrà a Washington per crescere sulla via di Londra, ma ai rimbalzi per i leggeri cinesi è stata una caporetto, 50 rimbalzi, di cui ben 17 concessi in attacco agli agili incursori lituani che dopo 6 vittorie giocano con un’Argentina che ha speso molto per battere il Brasile.

Spettacolo di tiro, ma in fondo anche di gioco, o almeno come contenuto agonistico, il solito transfert delle squadre sudamericane, e giustamente Marcellino Huertas ha confessato che più di così non poteva fare perché gli argentini segnavano anche con la mano dell’avversario davanti agli occhi. L’Argentina ha subito scaricato piombo fuso, ha risposto Marcelinho portando il Brasile nell’intervallo in vantaggio (48-46). Poi è stato il Luigi-Scola show, 22 dei 37 punti, il top in questo mondiale che significherà probabilmente anche il titolo di MV, anche se Leandro Barbosa da 3 ha tenuto sotto scacco gli argentini che hanno compensato il calo del Carlos Delfino con Hernan Jasen un’ala che fa la sua bella figura nel campionato spagnolo con ala maglia dell’Estudiantes. Premiato il lavoro oscuro, di tessitura, 8 assist di Pablo Prigioni l’italiano del Real Madrid di Ettore Messina. Nel Brasile senza arte ne parte l’italiano Guglielmo Giovannoni e il carioca di Montegranaro Vinicius (Marco detto Marquinho). Per Sergio Hernandez, coach dei vincitori, “il Brasile sarà una grande squadra nei prossimi quattro anno, e la sua Argentina ha dato uno spettacolo di pick and roll”, mentre l’ex maestro Ruben Magnano, il padre dell’Argentina e della grande scalata degli inizia del Duemila con l’argento mondiale di Indianapolis e l’oro olimpico di Atene, stavolta dalla parte sbagliata non riesce a darsi pace: “Perdere una gara così dopo aver giocato una grande gara è solo sfortuna”.

Quarti di finale secondo pronostico, l’Europa ha fatto la parte del leone e si giocherà certamente anche quest’anno l’oro, mentre nella parte bassa del tabellone Russia e Lituania provano a sbarrare la strada a Usa e Argentina che potrebbero trovarsi di fronte in semifinale a quattro anni della finale per il 3° posto in Giappone. Senza l’Italia che perse per 71-68 dalla Lituania negli ottavi, si sono confermate rispetto al Giappone Spagna, Usa, Argentina, Turchia e Lituania, passano dagli ottavi ai quarti Serbia- Montenegro (successivamente c’è stata una separazione fra questi due stati) e Slovenia, mentre torna la Russia. Le repliche sono dunque Turchia-Slovenia col successo dei turchi che però hanno perduto nell’europeo in Polonia e Spagna-Serbia.