Basket

domenica 29 agosto 2010 • 17:39

Basket, Italia chiude l’anno nero

Nelle qualificazioni europee fuori anche la femminile prima dell’ultima gara, la Croazia vince il Belgio e passa per il confronto diretto, la formula del part-time sotto accusa, adesso la parola a Dino Meneghin. Il modello francese.

Nota di Enrico Campana

MILANO – 29 agosto 2010 – L’ultimo verdetto arriva poco prima delle 17 di una brutta domenica. In Belgio la Croazia batte la squadra locale per 70-85, è 58-67 al 3° quarto, le belghe sparano  le ultime cartucce (63-67) e poi nonostante i 27 punti e i 16 punti della grandissima Wauters, la sua fuoriclasse, viene spazzata via nel finale. E 15 punti sanciscono la qualificazione  e la supremazie delle slave in virtù  del 2-0 contro l’Italia che va in campo tre ore dopo  con l’Olanda conoscendo già il proprio amaro destino che gela anche l’atmosfera.
E’ stata  in Belgio una specie di gara una contro tutte, e se la Wauters ha dominato la scena prendendo da sola quasi la metà dei rimbalzi, le croate hanno replicato con un quartetto d’oro che praticamente ha costruito il risultato, con punti e rimbalzi, esattamente 10 e 6 per la Jelovac, 17 e 7 per la Cakic, 18 e 11 per la Sliskovic e 18 e 7 per la Ivezic.
Finisce  dunque con un’altra crudelissima giornata  e con molta sfortuna la campagna europea delle squadre azzurre 2010, quella che doveva riportare  subito le nazionali maschili e femminile agli europei. Mai il destino è stato  così beffardo, specie nei confronti del monumento del basket nazionale Dino Meneghin  che un anno fa è stato eletto presidente dopo aver svolto in azzurro la carriera di Team Manager al suo ritiro a 44 anni come giocatore.
Il risultato ha un doppio senso di osservazione,  va visto  in un panorama di costante crescita del livello di forze, anche se alla fine l’Italia si ritrova al punto di partenza di due anni fa, e dovrà aspettare gli Additional Round del prossimo anno nonostante le sue squadre azzurre abbiano costruito vittorie importanti. Purtroppo per entrambe il risultato è quel  che conta, e alla fine  sono risultate decisive le due sconfitte iniziali. E la capacità di gestire con freddezza il goal-average, quindi non commettere passi falsi. Ancor più dura da digerire la sconfitta della maschile, sia perché è arrivata addirittura prima dell’ultima giornata e nonostante l’esplosione di Bargnani e  la crescita anche di Belinelli e un cambio di panchina che certamente è stata una frustata motivazionale,  la simpatia nata attorno alla squadra. Ma ha pagato l’inesperienza e scelte che alla fine non hanno portato i frutti sperati, hanno creato un mis-match, come si dice uno scompiglio fra valori certi acquisiti in precedenza, anche se giustamente l’incarico è stato affidato al tecnico senese, Simone Pianigiani, accreditato dei migliori risultati in virtù dei 4 scudetti di Siena.
Nel  pensatoio azzurro mancava di una figura d’esperienza,  un senior coach, bastava mettere magari i due allenatori del blocco di Roma e di Milano che conoscono le coppe europee.  Nelle ultime 3 gare, israele, Finlandia e Croazia, la squadra ha avuto 15 punti di vantaggio a tre quarti di gara e non ha saputo chiudere!.E’ mancato anche un manager che sapesse legare la squadra alla realtà. La comunicazione non è fatta solo di discorsi ineccepibili, per entrare nel cuore della gente bisogna soprattutto vincere. E bisogna dimostrare coraggio nelle scelte, soprattutto se si vogliono  mandare messaggi ai giovani e all’opinione pubblica, è questa la forza della gioventù, alla quale si chiede di rischiare.
Si è raffreddato purtroppo inopitanemente anche l’entusiasmo per il rilancio della femminile che Giampiero Ticchi, accreditato da un oro dei mediterranei dell’anno scorso e da una serie di risultati alla vigilia delle qualificazioni che davano quasi per scontato il passaggio. Oltre a  poter contare su una forte  gigantessa americana di 190 centimetri, Marte Alexander, che con i 21 punti in Lituania aveva riacceso nei giorni scorsi  le speranze.
Purtoppo ha avuto ragione Gianni Petrucci, il presidente dell’ultimo boom, la formula del part time che al CONI non piaceva non si è rivelata vincente. Anzi sfortuna vuole per chi ha preso questa strada che  tutte le squadre gestite con questa formula – come dire… di compromesso con le Leghe – hanno mancato gli obiettivi, a volte anche con un passo indietro. Questo si riferisce anche ai risultati dei 6 europei giovanili, con un’Italia finita al 10° posto della classifica per nazioni con un’unica medaglia, per fortuna d’oro, quella Juniores femminile  che richiama al grande lavoro caratterizzato di Giovanni Lucchesi due anni dopo aver portato l’argento delle cadette. Ma una rondine non fa primavera.
 E adesso si aspettano le decisioni del consiglio federale, in un paese dove nessuno da  mai le dimissioni vedremo quali saranno le decisioni del Consiglio federale che si riunirà a Roma  solo il 21 settembre. E’ chiaro che Gianni Petrucci non potrà  accettare il crogiolarsi sulle belle vittorie e le promesse per il futuro, il basket è un laboratorio di sport sociale, il tempo incalza, e questa stagione purtroppo è il coronamento di un decennio nero,  anche se livello di giovanili. E ci sono segnali poco incoraggianti: anche se in maniera defilata,  la Mens Sana ha già  fatto sapere di non  voler investire più sui vivai salvo a livello regionale,  ma  non bisogna  dimenticare le responsabilità dei grandi  club  che nelle coppe non hanno fatto meglio degli azzurri.
Quindi non spariamo sulla nazionale. Niente processi, ma anche i compromessi non sono più accettabili. Aspettiamo una riforma strutturale che non è quella della A-3, del blocco dei tesseramenti regionali per gli under 16, le quote, e tutti questi bizantinismi  che servono solo a  creare ulteriore disparità, a creare nuovi vantaggi e vecchi svantaggi secondo il peso politico.
Prendiamo esempio dalla Francia, per stare in tema, che  alla vigilia dei mondiali a sorpresa ha messo in prima squadra il miglior giocatore della Under 20 nei campionati di categoria, SAndrew Albicy. E il piccolo play parigino gli ha fatto vincere la partita con la Spagna campione del mondo nella prima gara in Turchia.