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venerdì 12 marzo 2010 • 18:00

Olimpiadi 2020: nei sondaggi Venezia batte Roma

Olimpiadi 2020: nei sondaggi Venezia batte Roma altri sportSeconda puntata dentro la candidatura della Serenessima pronta a mettere sul tavolo 1.800 milioni di euro per i Giochi del 2020 con gli imprenditori del boom del Nord-Est e l’internet power come ha fatto Obama per arrivare alla presidenza

Dall’inviato ENRICO CAMPANA, VENEZIA, 12 marzo 2010 – Per l’Olimpiade 2020 è “Venezia vs. Roma” e non viceversa. Lo dice il sondaggio Eurisko GFK commissionato dai “serenissimi” secondo il quale il 73% è favorevole a Venezia su un 75% che vuole i Giochi. Ci eravamo infatti sbagliati, e ci scusiamo con i lettori, ma soprattutto con Venezia per aver ribaltato nel primo servizio di questo reportage di Sportevai.it sull’italica disfida per tentare di riportare i Giochi, simbolo di aperture e rinnovamento sportivo di una nazione, nel Bel Paese. Le cifre del sondaggio di Sky, la voce della neutralità visto che mamma Rai si è invece schierata fin dalla prima ora con Roma, danno infatti in vantaggio 52-48 con le truppe cammellate capitoline le quali hanno però hanno risorse inimmaginabili, dalla forza della cosiddetta “nobiltà nera” a quella pazienza tipica del suo popolo sornione che risale ai tempi della famosa invettiva “o Franza o Spagna purche se magna”.
Le grandi battaglie della sua storia (che per la verità non sono molte in quanto si racconta che desse troppo spazio ai territori, ai commerci e non alla sua difesa, per questo la Serenissima divenne poi un protettorato napoleonico) Venezia le ha combattute e vinte sul mare e non su terra. Questa contro Roma che i leghisti anni fa chiamavano “ladrona” per spottare con toni rudi il loro messaggio forte sarà soprattutto però adesso una tenzone politica e molto underground prevedendo una navigazione tribolata in quel mare gelatinoso di cui si legge da tempo sui giornali, anche se adesso i politici “faidate” veneti occupano scranni strategici nel governo centrale oltre quello territoriale. Come i vari Sacconi, Brunetta e Zaia che sono considerati ministri innovativi e premiati dai sondaggi.

La prima avvisaglia è stato il mezzo giallo della presentazione dei due progetti, col sospetto che constatata la tracciabilità chiara e il taglio molto innovativo di Venezia la “concorrenza” abbia ritoccato la sua “opera” a bocce ferme, una volta apposto il sigillo notarile del CONI. Luca Zaia l’uomo forte della Lega che tira alla presidenza della Regione alla quale spetta portare avanti assieme alla Confindustria e agli Enti Territoriali il progetto nei prossimi anni, ha detto chiaro e tondo che la corsa non è partita correttamente. Ha cercato di tranquillizzarlo l’assessore allo sport (perchè non Alemanno in persona?) preannunciandogli a stretto giro di posta l’arrivo del progetto di Roma che il coordinatore tecnico del comitato veneto non aveva potuto vedere. Ma adesso sulla graticola c’è la Commissione di Valutazione che deciderà quale dei due progetti scegliere, composta dal presidente del CONI Gianni Petrucci e dai vice Agabio e Pancalli, dal segretario Pagnozzi e dai membri CIO di solida reputazione, come Pescante, Carraro, Cinquanta, Ricci Bitti (il più vicino al presidente Rogge), Manuela Di Centa oltre ad Anna Maria Marasi rappresentante degli atleti.

Venezia ha presentato un budget complessivo di 1830 milioni di euro, il costo di 2 o 3 G8 se vogliamo semplificare. Si tratta di un valore suscettibile di variazioni rispetto all’anno di quello che potrebbe essere quello della “sua” Olimpiade, il 21010, ma realistico, e che prevede anche ricavi utili al territorio. Una promessa degna della tipica serietà imprenditoriale alla base dell’ultimo miracolo italiano: il nord-est tratto d’unione con l’Europa centrale e l’ex cortina di ferro. Basta leggere i nomi illustri dei “padroni del vapore “veneto elencati nel manifesto pubblicitario comparso in questi giorni sui principali giornali, dal titolo “Ecco chi dice sì”, sorta di Pontida sportiva al grido di “Noi ci crediamo” firmato da illustri imprenditori del boom, i Benetton, Zoppas, De Longhi, Stefanel, Mario Carraro, Renzo Rosso, Matteo Marzotto che è anche il presidente dell’Enit, l’ente di promozione turistico nazionale, e un altro migliaio di soggetti di successo . Che significano una potenzialità di mercato paragonabile a quella dell’Olimpiade-bis di los Angeles quando scesero in campo gli imprenditori guidati da Peter Uberroth, il potente commisioner del baseball.

Lo scenario è un po’ lo stesso, il Governo è in una fase critica sotto tutti i punti di vista, l’Economia ha il respiro grosso anche se ieri è stata data alle stampe la dichiarazione ufficiale del Premier che sostiene “la crisi è terminata” e la banca europea tiene sotto controllo i nostri conti. Credo che se Antonello Piroso dovesse lanciare un sondaggio nazionale non episodico, come quelli che seralmente offre La7 nel suo Tg serale, ma spalmato in 3-4 giorni, lo sforzo del Veneto sarebbe premiato. Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo la politica, in ogni caso il budget di Venezia se analizzato a fondo presenta i come voci maggiori i servizi tecnologici (350 milioni), le risorse umane (300 milioni), le Strutture Temporanee (270) e poi Cerimonie, presentazione, trasporti e logistica e impianti per altri 100 milioni ciascuno.

C’è anche la Venezia high tech che sforna il 40 dei brevetti an nuali dell’Italia e adesso ha inventato anche l’antifurto per i pannelli solari, amati dai ladri più delle auto. Dopo la fortunata campagna realizzata sulle potenzialità della Rete che ha portato alla presidenza Barack Obama, per la prima volta anche una candidatura olimpica potrebbe essere decisa dall’ “internet-web power” grazie all’operazione “Mille internauti per Venezia”. Note, idee, proposte, elaborati verranno raccolti nel contenitore “mailto:millepervenezia@hagakure.it” creato dal Comitato per la Candidatura di “Venti-Venti” che diventerà un sostegno ufficiale, e premierà i migliori contributi dandogli visibilità nel sito ufficiale del progetto.
Si tratta di un altro aspetto che fa capire quando sia larga la forbice fra una candidatura politica-sportiva e una imprenditoriale-sportiva, una dicotomia che alla fine (per usare il sempre più anacronistico linguaggio politikese italiano) tenderà alle “convergenze parallele” in quanto , ad esempio, hanno un ottimo rapporto personale , ad esempio, fin dai tempi del basket il presidente del CONI Petrucci e Gilberto Benetton che è un riferimento anche sportivo con gli oltre 60 titoli conquistati dalla sua area sport (Verdesport), il campus più grande d’Italia che produce anche manager di sport e proprio questa settimana ha visto coronare con successo l’ingresso di due squadre venete, fra le quali una è la sua Benetton nella Celtics league, la NBA del rugby , mentre non è detto che visti i modesti scenari del Basket Spaghetti a sua volta la Benetton basket non decida di partecipare alla Adriatic League per valorizzare i suoi giovani invece di inseguire il passaportato di turno.

Venezia ha previsto un’agenda per movimentare la sua candidatura, e creare uno spirito di gruppo fra autorità, imprenditori, cittadini, che prevede per il 18 marzo al Taliercio,gli Stati Generali dello Sport di Venezia 2020: atleti, dirigenti, imprese e appassionati dell’area metropolitana veneta, assieme alle associazioni industriali, ai comitati del CONI, agli assessori allo sport si incontreranno per fare il punto sul progetto e celebrare la proposta di candidatura di Venezia.. Il primo giorno di primavera, 21 marzo, sarà festeggiato con una spettacolare festa delle Lanterne. Di mezzo ci sono le elezioni, e se il Veneto diventasse più forte …Entro maggio arriverà dunque la decisione del Coni.

Il progetto prevede un’Area Olimpica fra il triangolo Treviso-Padova-Venezia.. Il torneo di calcio allungherà quest’area facilmente percorribile dai mezzi (e magari potrebbero nascere metropolitane leggere di raccordo) coinvolgendo altre città del Nordest, e per le gare veliche c’è l’italianissima Trieste. Venezia prevede, per quanto concerne gli impianti, una veste permanente (73% ) e una temporanea (27% ) “che garantiranno – si precisa – un’eredità post olimpica sostenibile”. Tutte le strutture esistenti (65%) o quelle che verranno costruite (35%) “sono infatti pensate – questo il concetto di base – in funzione delle reali esigenze del territorio, e un riutilizzo degli impianti per ospitare altri eventi o in funzione delle richieste della comunità locale”.
Puntata 1, 11 marzo, vedi “Le storie di Enrico Campana”